Responsabilità sociale d'impresa

Sostenibilità, pacchetto Omnibus: il Global compact non ci sta

Tutela dell’ambiente, rispetto dei diritti umani, futuro: ecco a cosa servono la “dovuta diligenza”, la rendicontazione trasparente per le aziende e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Con tono un po’ troppo diplomatico, l’organizzazione dell’Onu fa comunque sentire la sua voce di fronte alla “Controriforma” annunciata da Ursula von der Leyen. La direttrice Bernacchi ricorda: «Non è solo un impegno etico, ma un vantaggio competitivo»

di Nicola Varcasia

Il Global compact ha scelto il pragmatismo. La reazione della più grande iniziativa globale per la sostenibilità aziendale, promossa dall’Onu, di fronte alla “Controriforma” sulla sostenibilità proposta dalla Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen parte con un richiamo ai princìpi. Alla luce delle nuove semplificazioni introdotte dal pacchetto Omnibus, spiega una nota della sezione italiana, si riafferma l’importanza per le imprese di rispondere a requisiti di due diligence ambientale e sociale, in linea con gli standard internazionali.

Le priorità

Di fronte alle sfide che è chiamata ad affrontare – continua – l’Ue ha assunto impegni ambiziosi per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e migliorare le condizioni di vita in tutto il continente. Per armonizzare le priorità ambientali, sociali ed economiche il Green deal è stato posto al centro di questa strategia. È fondamentale garantire che questi sforzi si traducano in impatti reali e misurabili in tutti i settori e questo richiede di assicurare trasparenza e l’obbligo di rendicontazione, per rimanere fedeli allo spirito dello stesso Green deal e all’attuazione dell’Accordo di Parigi.

Un approccio così diplomatico è certamente comprensibile. Però è chiaro che con il cambio di rotta proposto dal “governo” europeo rispetto alla rendicontazione della sostenibilità, alla tassonomia e alla due diligence, con il (nobile e giusto) pretesto della semplificazione, occorreranno prese di posizione più nette. Soprattutto se all’invito della Commissione Ue che ha disorientato un po’ tutti seguisse il concreto ridimensionamento del significato profondo della stessa sostenibilità.

Gestire gli impatti

Il Global compact – continua infatti la riflessione condivisa con i media – tiene per ora a sottolineare l’importanza di valutare e gestire gli impatti più rilevanti, dando priorità agli effetti più gravi e significativi che le attività di un’azienda possono avere sulle persone e sul pianeta. Questo approccio permette alle imprese di acquisire una visione chiara degli effetti del proprio operato e dei rischi sistemici, consentendo loro di adottare misure proattive ed efficaci per promuovere un cambiamento positivo.

Cosa c’è in gioco

Questa prima “uscita” dopo il terremoto (in)sostenibile dell’Omnibus diventa perciò l’occasione per ricordare la relazione tra la due diligence, i principi guida dell’Onu e l’attività dell’Ocse: «Grazie all’integrazione di una due diligence approfondita, le imprese possono allinearsi ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e alle linee guida dell’Ocse per le imprese multinazionali. Questi documenti forniscono un inquadramento a livello internazionale e sono pienamente in linea con i dieci principi del Global Compact, che comprendono i diritti umani, il lavoro, l’ambiente e la lotta alla corruzione. Il rispetto dei principi fa sì che le imprese contribuiscano attivamente allo sforzo globale per promuovere un mondo più giusto, prospero e sostenibile, in linea con gli standard internazionali di sostenibilità», prosegue la nota.

Vantaggio competitivo

Secondo Daniela Bernacchi, executive director del Global compact Italia, «la sostenibilità non è solo un impegno etico, ma un vantaggio competitivo. Integrare pratiche sostenibili nel modello di business consente alle aziende di rafforzare la propria resilienza, migliorare la reputazione e accedere a nuove opportunità di mercato.

Daniela Bernacchi, executive director Global compact per l’Italia

Ed è importante che queste pratiche vengano rendicontate per dimostrare la propria trasparenza e accountability, e al contempo, evidenziare il valore aggiunto che le imprese hanno generato nei confronti dei propri stakeholder e dello sviluppo sostenibile in generale».

In trasparenza

In conclusione, il Global compact delle Nazioni unite incoraggia le imprese a implementare una solida strategia di sostenibilità e a integrate i suoi Dieci principi nel loro purpose aziendale. Questo approccio assicura che il reporting vada al di là della mera compliance, e che sia un elemento fondamentale nella strategia di sostenibilità. La trasparenza e la partecipazione di diversi stakeholder – come imprese, società civile e sindacati – nella definizione dei processi regolatori sono essenziali per costruire un sistema normativo solido, in grado di individuare gli impatti e rafforzare un’applicazione efficace delle direttive. L’organizzazione ribadisce il suo impegno per accompagnare le imprese nel loro percorso di due diligence, fornendo strumenti e orientamenti per facilitare l’adozione di pratiche sostenibili e responsabili.

Foto in apertura di Martin Neuhold da Unsplash

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