Diritti e salute
Rsa e quote: le persone non sono divisibili in centri di costo
Lo afferma la segretaria generale di Cittadinanzattiva, Anna Lisa Mandorino, criticando l’emendamento approvato in commissione al Senato che spacchetta gli oneri di rilievo sanitario da quelli socio-assistenziali: «Si rischia di guardare il dito e non la luna. Bisogna dare attuazione alla legge 33/2023»

Il futuro delle case di riposo è tutt’altro che tranquillo. Con l’emendamento sulle Rsa appena approvato «si rischia di guardare il dito e non la luna. L’argine che si tenta di mettere risulta sia inadeguato a risolvere una materia tanto complessa, quanto ambiguo nel modo in cui è stato costruito. Non risolve le incertezze sui casi in cui le prestazioni sanitarie e quelle socio-assistenziali risultino non separabili. E non risulta chiaro se preveda per i cittadini uno svantaggio o un vantaggio in termini di massima copertura possibile per le spese da parte dello Stato. Bisogna dare attuazione alla legge 33/2023».
Dibattito aperto
A commentare senza mezzi termini l’emendamento approvato nei giorni scorsi dalla 10^ commissione del Senato sull’erogazione delle prestazioni sanitarie è Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. Una realtà che, come noto, segue su più fronti il tema dell’assistenza sanitaria e del diritto alla salute. Il dibattito in questione ruota attorno all’aspetto più problematico dell’emendamento di modifica dell’art.30 della legge 730 del 1983. Il testo prevede a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario, «anche se connesse con quelle socio-assistenziali».
Sulla questione si è aperto un ampio dibattito pubblico che rischia però, spiega ancora Mandorino, di non produrre alcun passo in avanti rispetto a una materia che meriterebbe una vera riforma «come previsto dalla legge 33 del 2023 sull’assistenza agli anziani non autosufficienti, rimasta lettera morta».
Emendamento nato male
Nella sua critica, Cittadinanzattiva osserva come l’emendamento sembra sia nato con lo scopo di arginare le conseguenze, sulle casse del Servizio sanitario nazionale, delle ultime sentenze con cui alcuni tribunali e, da ultimo, la corte di cassazione, hanno accolto i ricorsi di pazienti ospitati in Rsa, o di familiari, per chiedere la restituzione della quota a loro carico. Sostenendo che la gravità della patologia rendesse prevalente il carattere sanitario delle prestazioni, anche di quelle socio-assistenziali.
Cause antiche
Si tratta, prosegue la nota, di una giurisprudenza a sua volta favorita da una normativa precedente incompleta e poco chiara che attualmente prevede che la quota “alberghiera” (vitto, alloggio e altri servizi), pari al 50% della retta, sia a carico dei pazienti o delle loro famiglie, che possono richiedere un contributo al comune sulla base dell’indicatore Isee. Solo per i ricoveri per i trattamenti estensivi di cura e recupero funzionale a persone che necessitano di elevata tutela sanitaria con continuità assistenziale e presenza infermieristica h24, la copertura a carico del Ssn è pari al 100% per un periodo di norma non superiore a 60 giorni.
Serve una riforma vera
«La residenzialità e la semi residenzialità richiedono da tempo un’ampia riforma che sia finalmente in grado di disegnare un’assistenza adeguata ai bisogni sempre più complessi dei pazienti, spesso affetti da patologie ingravescenti come demenza o Alzheimer. Una riforma che incida su tutti i profili dell’assistenza, dal modello organizzativo, alle politiche del personale impiegato (che sempre più spesso migra verso gli ospedali e che andrebbe invece incoraggiato a rimanere), alle risorse pubbliche dedicate, che devono necessariamente essere reperite.
Dialogo tra istituzioni cercasi
Una riforma tanto estesa da non poter essere garantita da singole sentenze di tribunale, né da un emendamento scritto in modo ambiguo e che peraltro tocca un aspetto estremamente specifico della questione. Una riforma che già era prevista dal Pnrr e che è attesa da quattro anni. Chiediamo dunque alle istituzioni di agire in una ottica interistituzionale e di affrontare il tema in modo organico, perché le persone non sono divisibili in centri di costo», conclude Mandorino.
Foto in apertura di Georg Arthur Pflueger su Unsplash
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