Volontariato

Responsabile e competitiva: è l’impresa che scommette sui diritti

Alla conferenza internazionale sulla RSI esempi virtuosi e vincenti. Ancora preoccupante il quadro globale, ma i segnali dall'Italia sono incoraggianti

di Redazione

Se da un lato lo sfruttamento del lavoro è ancora presente in tanti paesi, sono incoraggianti gli esempi che arrivano dall’esperienza di alcune imprese responsabili. E’ quanto emerso dalla conferenza internazionale sulla Responsabilità Sociale delle Imprese svoltasi a Firenze e organizzata dalla campagna “Meno beneficenza, più diritti” e da Fabrica Ethica, il programma della Regione Toscana che promuove e diffonde la Rsi.

“Dopo anni di dibattiti sulla responsabilità d’impresa qualcosa è cambiato, ma c’è ancora molto da fare per migliorare le condizioni di lavoratori che ancora oggi sono sottoposti a vero e proprio sfruttamento”. E’ quanto ha affermato Neil Kearney, segretario generale dell’ITGLWF (International Textile, Garment and Leather Workers’ Federation). I dati mostrano che il fenomeno del lavoro minorile si è lievemente ridotto, grazie alla sensibilizzazione sul tema operata dalle campagne. I salari medi però, in paesi come il Bangladesh, sono calati di oltre un terzo: 16 euro al giorno mettono a serio rischio la sopravvivenza umana. “I governi di paesi accondiscendenti alle multinazionali – ha proseguito Kerney – non si sforzano di introdurre regole sulle condizioni minime salariali. Nell’economia globale i paesi maggiormente industrializzati dovrebbero adottare normative per escludere imprese irresponsabili dalla commercializzazione in caso di non rispetto dei diritti fondamentali in tutta la filiera”.

Eppure sono molti gli esempi di imprese che scelgono di adottare standard internazionali di Rsi come la certificazione Sa8000, ottenendo proprio per questo straordinari risultati commerciali. Fra questi il Gruppo Interna di Tagnavacco (UD), che realizza arredi d’alta gamma per ospitalità (alberghi, ristoranti, boutiques, yacht, cliniche private, ecc.), lavorando per clienti come Sheraton, Hilton, Louis Vuitton, Cartier. “So benissimo che per il mercato del lusso è difficile presentarsi come ‘etici'”, ha detto Derna Del Stabile, Presidente del gruppo, intervenuta alla conferenza sulla Rsi. “Il benessere di pochi va a discapito della povertà di molti, ma proporre a grandi gruppi industriali dei prodotti sostenibili, come il legno non proveniente dalle foreste tropicali, apre brecce importantissime. E magari se questo lavoro non lo facessimo noi a rifornire questi grandi gruppi sarebbero imprese totalmente ‘irresponsabili’. Nel nostro mondo – ha concluso Del Stabile – ci sono molti concorrenti che credono che nel mercato tutto sia lecito, noi abbiamo rinunciato ad importanti commesse per seguire una linea etica, che poi ci ha dato anche dei grossi rientri d’immagine”.

Dino Sodini, amministratore delegato della C.M.O. di Massa, azienda che produce strumenti meccanici, leader europea nel settore idraulico, ha messo l’accento sui benefici che ha portato in azienda le certificazioni Sa8000, Iso9001 e Iso15001. Figlio di un ex operaio dell’Olivetti, ha paragonato il sistema di articolato sistema di servizi sociali della grande azienda piemontese con la partecipazione e la trasparenza che intende promuovere un’impresa responsabile come la C.M.O. “Gli operai che lavorano in fabbrica – ha detto – si sono inizialmente preoccupati soltanto degli eventuali vantaggi economici che sarebbero derivati dall’adozione della certificazione. Poi però si sono sentiti partecipi di un progetto e si sono responsabilizzati molto. Adesso nessuno in azienda si sognerebbe di boicottare l’accurato sistema di raccolta differenziata che abbiamo adottato”.

Sul tema è intervenuto anche il presidente della Federconsumatori Rosario Trefiletti, che ha sottolineato come “gli strumenti delle organizzazioni internazionali come la Wto, ma anche l’Onu, si siano dimostrati incapaci di dare risposte adeguate al tema della responsabilità sociale d’impresa”. Secondo Trefiletti proprio i paesi maggiormente sviluppati dovrebbero agire da apripista su questi temi. “Su questo – ha concluso Trefiletti – auspicherei che una forte iniziativa fosse intrapresa proprio dall’Unione Europea.


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