Immigrazione
Remigration summit? Un messaggio d’odio. Ecco perché è giusto vietarlo
Oltre quaranta sigle tra associazioni, ong e partiti hanno scritto una lettera aperta al sindaco di Milano Beppe Sala e al prefetto Claudio Sgaraglia per vietare il raduno dell'estrema destra che propone di rimpatriare i migranti regolari e irregolari e i loro figli. I rappresentanti di Acli, Fondazione Arché e Arci spiegano: non è libertà di espressione ma soffocamento dei valori costituzionali

«Chiediamo al sindaco, al prefetto e a tutte le autorità competenti di impedire questo scempio dei valori di libertà, antifascismo e antirazzismo che hanno da sempre caratterizzato la nostra città». Con una lettera aperta indirizzata a Beppe Sala e Claudio Sgaraglia, oltre quaranta tra associazioni, ong e partiti hanno chiesto di vietare l’organizzazione del Remigration Summit in programma il 17 maggio a Milano.
L’evento è un raduno internazionale dell’estrema destra in cui la parola d’ordine è «remigrazione», usata per indicare il rimpatrio non solo degli immigrati irregolari ma anche di quelli regolari e dei loro figli che magari già godono della cittadinanza italiana. È stato lanciato dall’austriaco Martin Sellner, al quale, si legge ancora nella lettera, «Germania, Svizzera e Regno Unito hanno già vietato di tenere conferenze per le sue posizioni neonaziste».
È anche su questo punto che le realtà riunite nella Rete “Nessuna persona è illegale”, nata dopo il naufragio di Cutro del 2023, stanno cercando di fare leva per convincere Sala e Sgaraglia a intervenire. Lo stesso sindaco, del resto, aveva già condannato l’iniziativa, che in Italia ha raccolto adesioni più o meno esplicite da diversi attori del mondo della politica di destra. «È una cosa terribile su cui tutta la città si deve esprimere in modo molto deciso», aveva detto Sala già a gennaio.
Remigrazione vuol dire «istigazione all’odio»
La Rete, chiedendone l’impedimento, non ha paura di essere accusata di voler limitare la libertà di espressione. «È giusto vietarla perché per noi parlare di remigrazione è un’istigazione all’odio», spiega a VITA Amalia Fumagalli, membro con delega alle persone migranti del direttivo Acli Milano, che aderisce alla Rete. «Ci si accanisce nei confronti degli stranieri, indipendentemente dalle persone, siano regolari o irregolari, giovani o vecchi. Ci si accanisce anche contro le seconde generazioni, fatti di persone integrate nel nostro tessuto sociale». Insomma, un messaggio distruttivo della convivenza sociale e del tutto contrario all’idea di «reale una società aperta, inclusiva e accogliente».
Secondo Fumagalli, anche la data scelta, il 17 maggio, è una provocazione. «Non è una data casuale, perché è la giornata internazionale contro l’omotransfobia. Così, in un colpo solo si vuole fare una discriminazione su base culturale, del luogo di nascita e di genere».
Un affronto alla storia di Milano
Fondandosi su idee contrarie ai principi di uguaglianza e rispetto della diversità riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale, spiega il presidente di Fondazione Arché Giuseppe Bettoni, il Remigration Summit non solo si configura come un evento «profondamente offensivo» nei confronti dei valori della Repubblica, ma anche come «un affronto alla storia della città di Milano, che da sempre si distingue per la solidarietà, l’accoglienza e la prossimità». Anche Arché ha sottoscritto la lettera aperta a sindaco e prefetto: «Siamo indignati, auspichiamo che tale iniziativa venga fermata».
Arci: «Una vergogna, il fascismo è vietato dalla legge»
La mobilitazione contro il Remigration Summit, comunque, è già partita da tempo e la lettera è solo l’ultimo passo. Per il 17 maggio è già in corso di preparazione una contro-manifestazione in piazza Duomo per dare modo a quella parte di cittadinanza che non si riconosce in quei valori di far sentire la propria voce. Forse, però, non ci sarà bisogno di questa piazza. «Magari sono un inguaribile ottimista, ma io penso che che l’autorizzazione per il Summit alla fine non arriverà. L’antifascismo di Sala è vero, non è strumentale», commenta Maso Notarianni, presidente di Arci Milano, un’altra delle sigle che ha lanciato l’appello. «Mi viene quasi difficili spiegare perché sia giusto impedirlo, il fascismo è vietato dalla legge. Lasciare che venga organizzato sarebbe una vergogna».
Foto: Pexels
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