Welfare

Quel graffito sui muri di Monaco

di Redazione

di Karim Bruneo
«Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. (?) Tra loro parlano lingue incomprensibili (?). Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche». Non sono le righe di un giornale xenofobo. Sono parole estrapolate da una nota contenuta nella relazione sugli immigrati italiani presentata all’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti d’America nel 1912. Nonostante sia passato un secolo, le stesse espressioni, lo stesso linguaggio riecheggiano oggi a volte nel nostro Paese, in modo diffuso, dai bar alle sedi di partiti politici, passando per le istituzioni e la società civile.
Il pregiudizio e la paura generano la sensazione che la convivenza con il diverso è impossibile. E, naturalmente, passano in secondo piano (se non direttamente nell’oblìo) i numerosi casi di successo e di integrazione di immigrati, di convivenza pacifica tra italiani e stranieri.
In realtà c’è un semplice motivo a causa del quale la tesi del rifiuto non può essere accolta: non si tratta di decidere se aprire o meno le frontiere; la comunità di immigrati in Italia già esiste e in una democrazia il problema della convivenza va gestito nel rispetto dell’individuo. E ancora, non si tratta solo di rispetto dell’altro in qualunque sua forma, ma anche consapevolezza di sé: ognuno di noi è, anche senza volerlo, cittadino del mondo nel suo quotidiano, quel cittadino lucidamente descritto da un noto graffito disegnato a Monaco di Baviera: «Il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca. La tua scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi. La tua auto è giapponese e il tuo caffè è brasiliano. Il tuo orologio è svizzero e il tuo walkman è coreano. La tua pizza è italiana e la tua camicia è hawaiana. Le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine. Cittadino del mondo non rimproverare il tuo vicino di essere… straniero».

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