Formazione
Politica: un flop i duelli Tv tra i leader “minori”
Share basso anche per Fini-Fassino
di Redazione
Lunedi’ 3 aprile il match di ritorno tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi, dopodiche’ sui cinque duelli all’americana chiesti al servizio pubblico dalla commissione di Vigilanza (e riveduti e corretti dallo staff del professore) calera’ il sipario. Un primo bilancio, pero’, all’indomani del confronto tra Gianfranco Fini e Piero Fassino – in onda su Rai Uno in prime time – e’ d’obbligo. E suggerisce due considerazioni di fondo. La prima e’ che tra i duelli tra i leder “minori”, il minor appeal per il popolo dell’Auditel lo ha avuto quello tra il presidente di Alleanza Nazionale e il segretario dei Democratici di sinistra: quattro milioni 170 mila spettatori, con uno share del 15,53 per cento. Pochi di meno di quelli che la settimana scorsa avevano assistito al duello tra Francesco Rutelli (Margherita) e Pier Ferdinando Casini (Udc): quattro milioni 184 mila con uno share medio del 15,63 per cento. Ma molti di meno, invece, rispetto al duello tra Fausto Bertinotti (Rif. comunista) e Roberto Maroni (Lega nord) che il 15 marzo ha registrato un’audience media di cinque milioni 493 mila spettatori e uno share medio del 20,27 per cento. Sono stati proprio i leader dei partiti piu’ piccoli dunque – e situati alle estremita’ delle coalizioni – ad attrarre di piu’ le attenzioni dei cittadini-elettori. L’altra considerazione, invece, e’ che il popolo dell’Auditel – a differenza del Palazzo e della nuova legge elettorale – non pensa piu’ proporzionale. Sono i leader di coalizione, infatti, i candidati alla presidenza del Consiglio, il faro di questa campagna elettorale. Lo scontro tra Prodi e Berlusconi, infatti, il 14 marzo scorso ha incollato alla tv 16 milioni 129 mila spettatori, con uno share medio del 52,23 per cento. Neanche sommando l’audience (13 milioni 847 mila spettatori) o lo share (51,42 per cento) dei tre duelli tra i leader “minori” si arriva a tanto. Un avvertimento per chi – e ce ne sono sia nella Cdl sia nell’Unione – rema contro i partiti unici e non disdegna, di tanto in tanto, uno sgambetto al proprio “capo”.
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