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Pd e Ance respingono uniti un emendamento per il rispetto della legge

L'accusa Riccardo De Benedetti, vice presidente nazionale Assocond Conafi, si riferisce ad una norma pensata per facilitare l'applicaizone della legge che tutela gli acquirenti di immobili nel caso i costruttori falliscano

di Redazione

Se questa è, per la nostra nazione, la stagione del rigore, del ritorno al rispetto delle regole (e quindi alla legalità), va registrata e denunciata una clamorosa eccezione a questo principio. A lanciare il jaccuse è Riccardo De Benedetti vice presidente nazionale di Assocond Conafi.

Nel 2004 il Parlamento ha introdotto con unanimità di consensi bi-partizan un sistema di regole per garantire la tutela degli acquirenti di immobili da costruire, evitando loro la perdita dei risparmi di una vita, nel caso di fallimento del venditore costruttore (tutto ciò in linea con la legislazione degli altri paesi europei).
Questo sistema di regole è stato violato costantemente dai costruttori, che soltanto in misura estremamente limitata (meno del 30%) l'hanno rispettato, in ciò facilitati dalla inconsistenza del sistema sanzionatorio che la legge presentava.

A fronte del costante incremento dei fallimenti nel settore dell'edilizia negli ultimi cinque anni e, dopo aver rilevato che tutte le imprese fallite avevano violato la legge in questione in danno di migliaia di famiglie, alcuni parlamentari, appartenenti a forze politiche diverse e spesso contrapposte tra loro, hanno proposto l’emendamento 9.020 al AC 5312, "Conversione in legge del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese", emendamento contenente modifiche al d.lgs. 122/05 atte a introdurre un efficace sistema sanzionatorio tale da garantire l'applicazione rigoroso della legge e quindi il ritorno alla legalità.

«Su tale emendamento è stato registrato il parere favorevole del Governo, ma le Commissioni riunite VI e X della Camera dei Deputati, presso la quale si procedeva all'esame degli emendamenti è stata fatta segno dell'immancabile intervento della lobby dei costruttori (Ance) che, con uno sconvolgente travisamento dei valori e delle loro priorità, ha rappresentato il “gravissimo” danno che i costruttori avrebbero subito, ove fossero stati costretti ad applicare la legge», spiega De Benedetti.  

«Se siamo stupefatti dal fatto che Ance, nonostante le innumerevoli affermazioni di principio sulla necessità del rispetto delle regole, nel concreto dimostri un così palese disprezzo del principio di legalità e una scarsa attenzione verso quella minoranza di costruttori che danno rigorosa applicazione della legge di tutela degli acquirenti», continua il vice presidente, «siamo addirittura esterrefatti nel registrare che la Commissione, dopo il parere negativo all'emendamento espresso dall'on.le Alberto Fluvi (Partito Democratico) ha fatto cadere l'emendamento, che pure aveva riportato il parere favorevole del Governo».

De Benedetti conclude «l'on.le Alberto Fluvi e tutti gli onorevoli componenti delle predette Commissioni dovranno spiegare alle migliaia di cittadini che perderanno casa e danaro nel prevedibile incremento delle procedure fallimentari del settore dell'edilizia, per quale motivo sia stata persa l'occasione di rendere efficace ed operativa una legge dello Stato, che all'unanimità i parlamentari avevano approvato sette anni fa. Non vorremo pensare che quella legge vada bene solo come effetto “annuncio”, mentre la sua effettiva applicazione turberebbe eccessivamente il “mercato”. Ma dove è andato tutto quel gran parlare dell'etica d'impresa! E perché è accettabile per un rappresentante del popolo che la illegalità sia posta a presidio degli interessi di una categoria?».


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