Carcere e Sostenibilità
Milano, l’economia circolare arriva dietro le sbarre
Il progetto di riqualificazione delle carceri “Second Chance”, coordinato dal Comune di Milano e Regusto, gestisce il recupero e la distribuzione di prodotti e arredi a rischio spreco. I beneficiari sono quattro istituti di pena. Elisabetta Palù, direttrice reggente di San Vittore: «Queste donazioni al carcere diventano uno strumento fondamentale per rendere la società più inclusiva e considerare la detenzione non un'esperienza di esclusione, di emarginazione, ma un'opportunità di cambiamento»

Quarantatré tonnellate di prodotti e arredi a rischio spreco, per un valore economico stimato di 135mila euro e un impatto ambientale positivo quantificabile in 25 tonnellate di CO2 evitata. Sono i numeri della prima fase del progetto di riqualificazione delle carceri “Second Chance”, coordinato dal Comune di Milano e Regusto, prima piattaforma Esg blockchain per la lotta allo spreco e la certificazione dell’impatto positivo con indici sociali, ambientali ed economici. Presentato a Palazzo Marino, il progetto di economia civile e circolare permette il recupero e la distribuzione di prodotti e arredi che rischiano di essere gettati via, donati da aziende del territorio con un impatto a livello sociale e ambientale. Gli istituti di pena beneficiari delle donazioni sono: San Vittore, Beccaria, Bollate e Opera.

Uno strumento per vivere con dignità
«”Second chance” è importante perché ci consente di migliorare le condizioni di vita all’interno del carcere», dice Elisabetta Palù, direttrice reggente di San Vittore. «L’amministrazione penitenziaria non ha una disponibilità di fondi tale da poter coprire tutto il fabbisogno. Il carcere di San Vittore è un carcere molto vecchio, anche da un punto di vista strutturale, quindi ha continuamente bisogno di interventi di manutenzione. Questo progetto di riciclo di economia circolare consente di non sprecare le risorse di aziende, che magari devono cedere dei loro beni».
Palù continua dicendo che «queste donazioni al carcere diventano uno strumento fondamentale per rendere il periodo della detenzione un periodo vissuto con dignità, in condizioni tali da poter contribuire ad attenuare dei climi di tensione, di conflittualità, che riscontriamo all’interno dell’istituto. Secondo me, la cosa più importante è che questo progetto dà un messaggio fondamentale rispetto a quello che è il rapporto tra il carcere e il territorio. La donazione al carcere diventa uno strumento per rendere la società più inclusiva e considerare la detenzione non un’esperienza di esclusione, di emarginazione, ma un’opportunità di cambiamento».

Un progetto in crescita
Le aziende che contribuiscono alle donazioni di prodotti sono oggi Tecnomat, Saipem, L’Oréal Italia e Gruppo Una. Il progetto invita aziende virtuose ad entrare nel network di donazione, recupero e riutilizzo di beni ancora utili. La seconda fase dell’iniziativa prevede un’estensione della rete di aziende ed enti a supporto del recupero e ridistribuzione dei prodotti e l’estensione del progetto ad altre strutture detentive della provincia di Milano e in altre regioni italiane.
Una rete di 700 aziende e 1500 enti non profit
«Quest’iniziativa nasce dall’attività che facciamo tutti i giorni attraverso Regusto. Noi colleghiamo le aziende che hanno prodotti a rischio spreco con enti non profit che possono recuperarli», dice Paolo Rellini, cofondatore Regusto. «Si incontrano la domanda e l’offerta di prodotti a rischio spreco attraverso la tecnologia, una piattaforma che attraverso anche la blockchain (che è stata applicata per la prima volta in questo ambito da noi), dà la possibilità di di recuperare beni che sarebbero sprecati o smaltiti per dare loro nuova vita, sia in ambito alimentare che non alimentare».

Da questa attività, che collega un ecosistema di 700 aziende food e non food con 1500 enti non profit a livello nazionale, «è emersa l’opportunità di fornire del supporto agli istituti di pena, grazie anche all’associazione Aiutility, non profit che svolge il ruolo di raccolta e distribuzione degli arredi», continua Rellini. «Sono stati donati arredi da ufficio, sedie, tavoli, armadi che possono essere utilizzati all’interno delle strutture detentive, e anche letti e materassi da parte di una catena di hotel. Inoltre, prodotti sanitari che sono utilizzati per riqualificare bagni e servizi delle strutture».
Impatti sociali, economici e ambientali
«In questo processo c’è un impatto sociale importante. La donazione dei beni rappresenta una risorsa per le strutture in termini di miglioramento della qualità dell’ambiente carcerario e della quotidianità delle persone detenute», continua Rellini. Poi c’è quello ambientale, «non si smaltiscono prodotti. con una riduzione delle emissioni di CO2 e costi di stoccaggio e smaltimento risparmiati per le imprese ma anche per la Pubblica amministrazione, tutti parametri Esg calcolati secondo standard di riferimento internazionali grazie a Regusto».

Attraverso la piattaforma «forniamo una quantificazione degli impatti generati a livello sociale, ambientale ed economico nel territorio. Diamo dei vantaggi alle aziende che fanno questa attività perché riducono i costi di smaltimento, la piattaforma calcola dei dati ai donatori che possono utilizzarli per la comunicazione, per la rendicontazione, anche a livello di sostenibilità», prosegue Rellini. Le 43 tonnellate di prodotti e arredi a rischio spreco, donati nel progetto tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, «corrispondono a due camion pieni di prodotti. Il progetto è nato quasi per caso, ma sta diventando importante sotto tutti i punti di vista. Ci hanno già contattato strutture da varie città, speriamo si possa continuare anche in altri territori».
Foto ufficio stampa Regusto, in apertura, nella foto di L. Locatelli per Agenzia Sintesi, interno del carcere di San Vittore.
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