Economia
Michele Ferrero, La csr alla Nutella
Responsabilità Così la interpreta l'italiano più ricco
di Redazione
Si spalma sul pane la fortuna dell’uomo più ricco d’Italia. Vale 11 miliardi di dollari di patrimonio, quasi due volte il fatturato aziendale, e l’ha inventata nel primo dopoguerra il papà Pietro, pasticcere ad Alba, quando la crema di cioccolato si chiamava ancora Giandujot. Dalla prospera bottega delle Langhe alla quarta multinazionale dolciaria nel mondo il passo non è breve.
Anche la Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero, uno dei pilastri delle politiche di responsabilità sociale del gruppo, è rivolta soprattutto a loro, ai dipendenti. Ci sono programmi di aiuto per gli anziani Ferrero, per i bambini e anche una serie di iniziative culturali (soprattutto mostre d’arte) per dare slancio alla regione albese. L’impegno è ampiamente ripagato. E non solo sul luogo di lavoro. I primi a spalare fango nello stabilimento, per ricacciare nel fiume acqua e detriti sputati fuori della terribile alluvione del 1994, sono stati proprio i lavoratori, anticipando tutti, protezione civile inclusa.
L’incoronazione di Forbes a uomo più ricco d’Italia importa poco a Ferrero. Non comunica con la stampa, proibisce a chiunque di farlo. Parlano i fatti, e quel «capitalismo etico e solidale» di cui ha scritto in una lettera diretta ai membri della fondazione.
Il futuro? Michele Ferrero non pensa a un eldorado per la terza età. Non si gode troppo lo yacht ormeggiato a Montecarlo e non partecipa ai gala. Certo, non può più permettersi di viaggiare per visitare i 16 stabilimenti, le fabbriche del Brasile, dell’Ecuador o dell’Australia, e neppure le società del gruppo in Olanda o in Lussemburgo. Ma il signor Michele, come lo chiamano tutti in paese, fa capolino quasi ogni giorno in azienda. Controlla, assaggia, suggerisce. Di più. Tutte le innovazioni di prodotti, si dice, portano ancora la sua firma.
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