Giornata mondiale autismo
Masking: nascondere i tratti autistici per conformarsi alle aspettative della società
Un fenomeno diffuso, che non va scambiato con un semplice comportamento adattivo. Rischioso perché può causare esaurimento, dubbi sull’identità, ansia, depressione e diagnosi errate o tardive. «Riconoscere il masking è fondamentale per promuovere l'inclusione», spiega Monica Conti, direttrice dei Servizi innovativi per l’autismo di Fondazione Sacra Famiglia

per sentirci parte del gruppo, a volte, è necessario rispettare una serie di norme sociali. Per farlo – ed essere, dunque, accettati – ci tocca fingere e indossare una maschera che da un lato ci protegge e dall’altro ci fa sembrare diversi da come siamo. È un meccanismo di difesa che usiamo tutti abitualmente e che nella maggior parte dei casi non turba il nostro equilibrio emotivo.
Tuttavia, quando il mascheramento diventa un comportamento adottato da persone neurodivergenti, come quelle nello spettro autistico o con sindrome da deficit di attenzione e iperattività – Adhd, allora può comportare un costo elevato in termini di stress, ansia e affaticamento mentale, soprattutto quando viene mantenuto nel lungo periodo. Questo comportamento, noto come “masking“, implica uno sforzo da parte dell’individuo per nascondere le caratteristiche dello spettro autistico e “mimetizzarsi” al meglio all’interno della popolazione neurotipica.
Il masking: un meccanismo di difesa
Come spiega la psicologa Paola Lotti, supervisore del servizio counseling per l’autismo della Fondazione Sacra Famiglia, «il mascheramento è estremamente faticoso per le persone con disturbo dello spettro autistico e può avere conseguenze significative sull’autostima. Immaginate un ragazzo che si sente diverso dagli altri. Il suo desiderio di appartenere al gruppo lo spinge a modificare quelle caratteristiche che lui ritiene lo rendono diverso, anche se sono essenziali per il suo benessere». Prosegue Lotti: «per esempio i comportamenti di stimming, che molte persone con disturbo dello spettro autistico usano come meccanismi di auto-regolazione: si dondolano, ripetono frasi o si concentrano su determinati oggetti. La persona con disturbo dello spettro autistico cercherà di nascondere questi comportamenti, percependoli come non accettati socialmente. Sopprimerli, però, aumenta l’ansia. Il masking in casi estremi può anche portare alla depressione».
Il masking è estremamente faticoso per le persone con disturbo dello spettro autistico e può avere conseguenze significative sull’autostima
Paola Lotti, psicologa di Fondazione Sacra Famiglia
Lotti fa un altro esempio: «Le persone con disturbo dello spettro autistico tendono a evitare il contatto visivo. Quando comprendono che questo comportamento è interpretato dai loro interlocutori come indicatore di timidezza o disinteresse, si sforzano di tenere il contatto visivo. Così però aumenta il disagio o il senso di inadeguatezza».
Spesso si utilizza il masking per evitare discriminazioni, conflitti o episodi di bullismo e rispondere alle pressioni familiari o culturali che richiedono di conformarsi ai comportamenti neurotipici.
«Si tratta di un fenomeno che interessa maggiormente le persone con disturbo dello spettro autistico che non hanno una disabilità intellettiva e hanno una capacità di consapevolezza», prosegue la psicologa. «Queste persone sono all’interno di contesti relazionali: studiano, lavorano e hanno una vita sociale con i propri coetanei e quindi attivano meccanismi di mascheramento per farsi accettare dal gruppo».
Conseguenze psicologiche del mascheramento
Il masking non va scambiato con un semplice comportamento adattivo, perché può causare esaurimento, dubbi sull’identità, ansia, depressione e diagnosi errate o tardive, compromettendo gravemente la salute mentale e il benessere delle persone.
«Riconoscere e comprendere il masking è fondamentale per promuovere un ambiente più inclusivo, in cui le persone con autismo si sentano accettate senza dover nascondere la propria autenticità», afferma Monica Conti, direttrice dei Servizi innovativi per l’autismo di Fondazione Sacra Famiglia. «La presa in carico di giovani e adulti neurodivergenti senza disabilità cognitiva ha richiesto da parte di Sacra Famiglia una rielaborazione del percorso psicoeducativo. L’attenzione si è spostata verso obiettivi di consapevolezza e costruzione dell’identità, oltre al trattamento delle condizioni di sofferenza psichica che possono emergere a causa delle grandi fatiche di adattamento».
L’impegno di Fondazione Sacra Famiglia
Nel 2024, Sacra Famiglia ha aumentato del 15% il numero di persone autistiche prese in carico rispetto al biennio precedente, arrivando a 345 utenti nelle quattro sedi del Counseling per l’autismo, ai quali vanno aggiunte altre 70 persone che frequentano i Centri Diurni e una ventina seguiti dal servizio di supporto psicologico dedicato. Otto utenti autistici su dieci sono bambini e adolescenti, a cui viene offerta un’ampia gamma di servizi ambulatoriali, domiciliari, semiresidenziali e residenziali. Agli adulti con autismo Sacra Famiglia propone anche percorsi di supporto e accompagnamento all’inserimento lavorativo.
Per rispondere a questa necessità, Fondazione Sacra Famiglia ha attivato diversi percorsi di sostegno, tra cui: programmi di inclusione e socializzazione; gruppi di mutuo aiuto e supporto psicologico individuale e di gruppo; interventi ambulatoriali; percorsi di orientamento al lavoro. «L’intervento precoce è fondamentale, non solo dal punto di vista abilitativo, ma anche per equipaggiare la persona con strategie che riducano l’impatto della neurodivergenza sulla costruzione dell’identità personale», spiega Conti.
Il servizio di counseling per l’autismo di Fondazione Sacra Famiglia propone percorsi psicoeducativi e abilitativi personalizzati, mirati a costruire un progetto di vita che rispetti i bisogni e i desideri della persona, senza spingere all’omologazione. Offre, inoltre, supporto alla persona neurodivergente attraverso incontri di mutuo aiuto, eventi socializzanti e orientamento al lavoro.
L’intervento precoce è fondamentale per equipaggiare la persona con strategie che riducano l’impatto della neurodivergenza sulla costruzione dell’identità personale
Monica Conti, direttrice dei Servizi innovativi per l’autismo di Fondazione Sacra Famiglia
«Gli incontri di gruppo, guidati da uno psicologo, favoriscono la consapevolezza e l’accettazione», spiega Lotti. «I partecipanti sentono di avere caratteristiche simili. In un gruppo di persone neurodivergenti,
posso praticare stimming, senza essere considerato strano; posso parlare, senza guardare negli occhi il mio interlocutore e avere la libertà di potermi mostrare con le mie caratteristiche senza timore del giudizio e con la consapevolezza che c’è una piena condivisione tra persone che si comprendono».
Conclude la psicologa Lotti: «Non dobbiamo però dimenticare che è cruciale anche la terapia, perché aiuta a comprendere quali sono le caratteristiche reali della persona, quindi dove arriva il masking e dove, invece, si tratta della soggettività della persona. In questo modo è più facile trovare un equilibrio fra il bisogno di adattamento e il rispetto della propria autenticità».
Nella foto di apertura foto di Kinzie Riehm/Avalon/Sintesi
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