Cultura

“Lo ricordo io per te”: la solitudine del caregiver nel corto di Michele Bravi

Una canzone, un cortometraggio con Lino Banfi e un libro in arrivo: Michele Bravi racconta la storia dei suoi nonni, segnata dall'Alzheimer. Abbiamo visto il corto con Marco Fumagalli, della cooperativa sociale La Meridiana: «Restituisce bene la solitudine, ma il nostro compito - come società - è andare oltre e fare in modo che malati e caregiver non siano più soli»

di Francesco Crippa

Michele-Bravi_orizzontale_ph.Mauro-Balletti

Lo ricordo io per te. Forse la più dolce dichiarazione d’amore incondizionato che si può fare, una frase che racchiude i sentimenti di chi è chiamato ad assistere il proprio partner malato di Alzheimer. E Lo ricordo io per te è il titolo di un progetto artistico di Michele Bravi che racconta la storia d’amore dei suoi nonni, Graziella e Luigi, dove lui è stato caregiver di lei, dopo la diagnosi. Una canzone, un cortometraggio e prossimamente un libro che attraverso una storia fortemente personale parlano di un’esperienza che rappresenta il quotidiano di oltre 600mila persone solo in Italia. Il progetto “Lo ricordo io per te” è al fianco di Airalzh, Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus.

I nonni di Michele Bravi, Graziella e Luigi (dall’ufficio stampa dell’artista)

La canzone, toccante, fa da colonna sonora al cortometraggio. Un video nemmeno sette minuti dove i nonni del cantante sono interpretati da Lucia Zotti e Lino Banfi. Bravi forse non poteva scegliere un attore migliore del comico pugliese, che ha vissuto in prima persona la condizione di caregiver di una persona malata di Alzheimer, la moglie Lucia, scomparsa due anni fa.

Nel video, disponibile su YouTube, c’è tutto. L’attenzione nel girare a lei la minestra, la delicatezza nel pettinarle i capelli, ma anche la tristezza e la commozione che prova chi racconta qualcosa a chi non riesce più a ricordare. «Il tema della malattia è affrontato attraverso una forte identità biografica», commenta con VITA Marco Fumagalli, educatore e coordinatore dei servizi educativi della cooperativa sociale La Meridiana di Monza, una realtà avvezza a contaminazioni con l’arte. «Se penso alla canzone Dimentico di Enrico Ruggeri, nata qui da noi, il tema è affrontato in modo più generale, ma in entrambi i casi si raggiunge lo scopo di raccontare l’Alzheimer».

Dimentico e Lo ricordo io per te sono due facce della stessa medaglia, esattamente come dal cortometraggio di Bravi, dove oltre all’amore incondizionato di nonno Luigi, straordinariamente restituito da Banfi, emerge con forza anche un altro aspetto: la solitudine. Nel video, infatti, ci sono solo due comparse, tutto il resto è incentrato sui due anziani. Una scelta stilistica, certo, fatta per dare risalto alla storia dei nonni di Bravi, che però ha il merito indiretto di far luce sulla parte più difficile dell’assistenza. Una difficoltà che abbiamo provato a raccontare nell’ultimo numero di VITA, La solitudine del caregiver:  se hai un abbonamento puoi scaricare subito qui la versione digitaleoppure abbonati per scoprire il magazine e tutti gli altri contenuti dedicati.

«Per come il corto è costruito, essendo molto incentrato su un preciso rapporto umano, non manca nulla. Però da un punto di vista della malattia è una narrazione un po’ edulcorata, perché manca la parte più faticosa: una persona affetta da Alzheimer non è sempre così docile», osserva Fumagalli. La sua non è una critica a un progetto artistico ben definito, ma un invito a tutta la società a provare «un piccolo balzo in avanti» per superare lo stigma che ancora circonda l’Alzheimer. «Purtroppo questo stigma è ancora forte ed è spesso la causa di una invisibilità che porta a quella solitudine che ben emerge nel video. Al di là della toccante storia personale, bisogna rompere questo schema e far capire che non si è soli. Si può convivere con la malattia e dare dignità alla vita delle persone».

È quello che fa la cooperativa La Meridiana da quasi cinquant’anni, per esempio con il progetto “Il paese ritrovato”, un vero e proprio borgo in cui persone con Alzheimer o demenza possono muoversi in autonomia andando al bar o al cinema ma sempre ricevendo le attenzioni necessarie. In questo modo, si restituisce valore alla loro vita. L’obiettivo, spiega Fumagalli, è però portare questo concetto di inclusività all’esterno: «È questa la vera sfida del futuro, fare qualcosa che provochi la comunità a creare spazi oltre ai servizi».

In apertura Michele Bravi, foto di Mauro Balletti. Nell’articolo, i nonni di Bravi, Graziella e Luigi (dall’ufficio stampa dell’artista)

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