Cooperazione sociale

Lavoro sociale, caso Piemonte: le risposte della Regione e della città di Torino

Sull'adeguamento delle tariffe all'aumento del costo del personale, il mondo della cooperazione sociale chiede soluzioni urgenti. Richieste che abbiamo girato al presidente della Regione Alberto Cirio e all'assessore al Welfare, ai Diritti e alle Pari opportunità della Città di Torino Jacopo Rosatelli

di Daria Capitani

Le cooperative sociali chiedono risposte, urgenti, sull’adeguamento delle tariffe nelle gare d’appalto, affidamenti e sistemi di accreditamento da parte della pubblica amministrazione a seguito del rinnovo del contratto collettivo nazionale. In alcune aree d’Italia un accordo è stato trovato per garantire la sostenibilità dei servizi socio assistenziali a fronte dell’aumento salariale di circa il 15%. In Piemonte è empasse e l’apprensione cresce.

Cirio: «Soluzioni che non gravino sulle famiglie»

Confcooperative Federsolidarietà e Uneba da settimane spiegano che in gioco c’è il futuro di tutto il sistema del welfare. «In assenza di nuove tariffe», dicono, «i servizi rischiano il collasso». Abbiamo chiesto al presidente Alberto Cirio come la Giunta piemontese intende affrontare questa partita: «Conosciamo le richieste dei gestori», dichiara, «a cui abbiamo risposto con l’aumento del 3,5% della quota sanitaria, per arrivare a un finanziamento complessivo di oltre 320 milioni di euro, e con cui è aperto un dialogo per proseguire questo percorso – e ci vedremo ancora nei primi giorni di aprile – che, però, come abbiamo già detto, in questo momento non può contemplare soluzioni che gravino sulle famiglie».

Il riferimento va al Patto per un Welfare innovativo e sostenibile che la Regione ha sottoscritto a maggio scorso con le associazioni di categoria dei presidi residenziali: un documento che riassume le azioni da mettere in campo per le procedure di accreditamento e per il sostegno del sistema dei presidi residenziali sanitari e socio-sanitari. Secondo le centrali cooperative, l’aumento del 3,5% però non basta a raggiungere le cifre per garantire la sostenibilità dei servizi.

Cirio per il momento non aggiunge altre dichiarazioni, soprattutto in vista degli incontri a cui fa riferimento nella dichiarazione, ma la Regione fornisce un quadro della situazione ponendo l’accento sul modello assistenziale delle rsa. «Negli anni», fa sapere l’ente, «nonostante le molte difficoltà, le risorse che la Regione ha destinato alla spesa per le rsa sono state aumentate e sono passate dai 268 milioni del 2018 ai 284,7 del 2022, salite ancora a 300,5 milioni nel 2023 e a 322,4 nel 2024. Per quanto attiene all’aumento delle tariffe: nell’anno 2021 sono state aumentate del 1,3%, non si facevano aumenti dal 2017; nel 2022 sono state aumentate del 3,8%; nel 2024 sono state aumentate del 3,5% solo per quanto riguarda la quota sanitaria e non per la quota sociale per non gravare sulle famiglie, così come previsto dal patto del welfare siglato lo scorso anno. Il patto prevedeva un aumento del 3,5% – oltre 16 milioni – e prevedeva per il 2025 e il 2026, il lavoro di tavoli di confronto “cercando di raggiungere il 10% di aumento complessivo”».

Conosciamo le richieste dei gestori, a cui abbiamo risposto con l’aumento del 3,5% della quota sanitaria e con cui è aperto un dialogo per proseguire questo percorso che, però, non può contemplare soluzioni che gravino sulle famiglie

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte

Dalla Regione aggiungono che «le tariffe del Piemonte, a una analisi preliminare, risultano in alcuni casi più alte rispetto a quelle di altre regioni. Motivo per il quale la direzione Sanità ha dato mandato ad Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, di confrontare le attuali tariffe del Piemonte con quelle di tutte le altre regioni italiane, anche in rapporto ai diversi livelli assistenziali e tutelari erogati agli ospiti. Agenas fornirà i dati delle altre regioni per consentire una valutazione oggettiva degli eventuali aumenti da erogare come prevede l’accordo tramite tavoli di lavoro congiunti».

Il caso di Torino

In Piemonte i servizi socio assistenziali possono essere gestiti, a seconda delle peculiarità dei luoghi, direttamente dai comuni (è il caso di città capoluogo come Torino, Asti, Novara e Vercelli), dai Consorzi di comuni, dalle Unioni di comuni, dall’Asl o in convenzione. A Torino, in particolare, si è venuta a creare una situazione che non ha precedenti: 18 cooperative sociali che operano nell’assistenza alle persone con disabilità e ai minori hanno deciso di impugnare al Tar la convenzione stipulata con la Città di Torino e l’Asl.

Abbiamo chiesto all’assessore alle Politiche sociali del Comune Jacopo Rosatelli come si è arrivati fino a qui. «Dal 1º gennaio 2025 abbiamo riconosciuto un aumento, cito dalla convenzione, “fino a un massimo del 3,5% delle tariffe e rette – limitatamente alla quota sociale – relative ai servizi sociosanitari residenziali […]. Simile adeguamento potrà essere applicato anche alla quota sociale delle Comunità Riabilitative Psicosociali per minori”. La convenzione disciplina l’aumento erogato dal Comune e dall’Asl a seconda della tipologia del servizio, per un importo pari al 3,5%, cioè pari all’aumento previsto dalla Regione per la quota sanitaria».

L’assessore al Welfare, Diritti e Pari opportunità della Città di Torino Jacopo Rosatelli (Fotografia Ufficio Stampa Comune di Torino)

Per le cooperative questo aumento non è adeguato a sostenere i maggiori costi del personale. «Certamente l’aumento contrattuale è significativo e comporta delle spese maggiori per le cooperative, per questo crediamo non sia ingiustificato il loro grido di allarme», risponde l’assessore. «Pensiamo inoltre che l’aumento salariale sia il riconoscimento a una professione che richiede un forte investimento di responsabilità, ma i tavoli nazionali dovrebbero mettere il sistema del welfare locale nelle condizioni di poterlo sostenere». Che cosa può fare la Città di Torino? «Ciò che dipende direttamente da noi, cerchiamo di farlo, affinché questo sistema stia in piedi. Ma ci sono ambiti su cui la Regione deve dare indicazioni agli enti locali».

Rosatelli fa un esempio: «Nel rinnovo del registro di accreditamento per servizi educativi a favore di minori con disabilità sensoriali per il quinquennio 2025/2029, abbiamo stanziato circa 400mila euro in più e ora sappiamo che i datori di lavoro sono nelle condizioni di poter garantire un servizio che, per gli interventi relativi ai beneficiari residenti nella Città di Torino, comporta una spesa annua di quasi 2 milioni di euro. Questo è un ambito in cui a prendere le decisioni è direttamente il Comune». Invece, continua l’assessore, «nel settore socio sanitario, che deriva da norme regionali e dove lavoriamo insieme all’Asl, attendiamo indicazioni da parte della Regione».

«Affrontare la crescente conflittualità»

Sul tema tariffe, il 27 marzo scorso, l’assessore Rosatelli e la direttrice del Dipartimento Servizi sociali, socio sanitari e abitativi della Città di Torino hanno inviato una lettera agli assessori alla Sanità e alle Politiche sociali della Regione, alle Direzioni regionali Sanità e Welfare, e per conoscenza ad Asl, Anci Piemonte, Coordinamento enti gestori delle funzioni socio assistenziali e Osservatorio paritetico sugli appalti e accreditamenti. «Abbiamo manifestato la forte preoccupazione del Comune di Torino, condivisa con altri enti gestori delle funzioni socio assistenziali, per la difficoltà di affrontare la crescente conflittualità con le organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e dei lavoratori sulla sostenibilità delle tariffe dei servizi socio sanitari alla luce della doverosa applicazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro della cooperazione sociale». Nel documento, si chiede alla Regione di «convocare tempestivamente i tavoli di confronto previsti dalle deliberazioni della Giunta regionale, con il coinvolgimento degli enti locali, con i quali affrontare anche il tema delle risorse necessarie all’adeguamento della quota sociale delle tariffe».

Si torna al punto di partenza. In gioco c’è il futuro del welfare. «Il nodo è che nel nostro Paese servono più risorse per le politiche sociali e per il lavoro sociale. Le domande di inclusione e assistenza crescono, così come cresce l’età della popolazione: è necessario un investimento maggiore nel sistema, grazie al quale poter applicare lo spirito di creatività sociale che il mondo delle cooperative ha sempre avuto insieme al pubblico. Torino ha la storia e la capacità per mettere in campo processi innovativi, ma prima di tutto bisogna partire dalle risorse».

In apertura, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio (Fotografia Matteo Secci/LaPresse)

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