Giornata mondiale autismo

L’autonomia e il “dopo di noi”? Sono un atto d’amore

Angsa Umbria insieme alla Fondazione Santa Rita da Cascia hanno realizzato un progetto di cohousing per persone adulte nello spettro, il primo nella Regione. Un intervento importantissimo, visto che ancora mancano risposte di sistema per chi ha più di 18 anni ed è autistico

di Veronica Rossi

Marco ha 38 anni. Quando aveva otto mesi, gli è stato diagnosticato un ritardo psicomotorio; poi è arrivata anche la diagnosi di autismo, oltre all’epilessia. Ora è adulto, non parla e ha una disabilità, ma sta percorrendo il suo cammino per l’autonomia. Insieme ad altre 11 persone nello spettro è beneficiario del progetto Dopodinoi, realizzato a Bastia Umbra dalla Fondazione Angsa Umbria e finanziato dalla Fondazione Santa Rita da Cascia come partner esclusivo. Le persone coinvolte abiteranno in un villino con giardino, in un contesto allo stesso tempo tranquillo e vicino ai servizi, seguiti da operatori esperti.

Si tratta della prima iniziativa per il “dopo di noi” per adulti autistici della regione, che cerca di rispondere alla preoccupazione dei genitori di persone con disabilità: cosa ne sarà dei loro figli quando non ci saranno più. Soprattutto quando si parla di autismo, i servizi e le risposte assistenziali sono concentrate sull’età infantile e adolescenziale, come se a 18 anni si uscisse dallo spettro. Non è così, solamente si diventa invisibili per il sistema. Le persone autistiche infatti lo restano tutta la vita: è per questo che, senza alternative adeguati, molti finiscono in strutture istituzionalizzanti, con conseguenze negative sulla loro salute.

Il cohousing rappresenta una soluzione innovativa, che garantisce il diritto all’indipendenza, permettendo alle persone con disabilità di vivere in comunità, condividendo spazi e risorse, mantenendo la propria autonomia in un ambiente inclusivo e solidale. Gli spazi personalizzabili e il supporto della comunità rendono questo modello ideale per una vita indipendente; per questo sempre più progettualità lo adottano come soluzione abitativa per le persone con disabilità che desiderano avere una casa adatta alle loro esigenze.

È evidente, quindi, quanto sia importante per Marco avere la possibilità di conquistare l’indipendenza grazie al progetto “Dopodinoi”. Ora, sta già sperimentando la vita autonoma per due giorni alla settimana, assistito da operatori, insieme ad altri due ragazzi. «A una certa età, come tutti del resto, sente il bisogno di staccarsi dai genitori, che sono anche un po’ pesanti», racconta Paola, la madre, che è anche una dei fondatori di Angsa Umbria. «Le esigenze di Marco non sono più le nostre. Lui è giovane e vorrebbe vivere in maniera indipendente. È felice quando sta fuori di casa».

Tra coloro che abiteranno al cohousing, anche Emanuele, un ragazzo di 18 anni nello spettro autistico, con difficoltà nell’autonomia e nelle relazioni sociali. «Ha sempre detto che da grande voleva andare a vivere da solo», racconta la mamma Francesca. Emanuele oggi frequenta il quarto anno di un istituto alberghiero e sta acquistando sempre più competenze, sta meglio rispetto al periodo della prima adolescenza, reso ancora più complesso dall’isolamento dovuto alla pandemia. Ad aiutarlo, anche il Centro Up di Angsa Umbria.

La preoccupazione più grande per Francesca riguarda il futuro di Emanuele: «Mi preoccupa vederlo sempre in casa, senza amicizie, senza uscire. E penso a come potrà essere il suo futuro quando non ci saremo più noi, o quando saremo anziani e avremo bisogno noi stessi di aiuto». Ed è per questo che il progetto Dopodinoi è fondamentale, per i beneficiari e per le loro famiglie. «Il fatto di andare a vivere da solo lo aiuterà tantissimo per il suo futuro, per riuscire a rendersi più autonomo possibile nella vita», commenta la mamma. «Secondo me è un atto di amore che un genitore può fare verso un figlio con queste difficoltà, perché viene abituato a vivere senza di noi, in un’altra realtà, con altre persone e ragazzi con cui già si trova bene».

Foto in apertura fornita dall’ufficio stampa della Fondazione Santa Rita da Cascia

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