Volontariato
L’affiancamento familiare di Paideia arriva anche ad Amatrice
La Fondazione, su richiesta dei territori colpiti dal sisma e con la spinta dei propri donatori, ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per trasformare il progetto "Una famiglia per una famiglia” in un intervento efficace e su misura. L'intervista al direttore Fabrizio Serra, «si tratta di una progettualità fondata sulla relazione, dunque per sua natura senza limiti temporali»
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Prosegue il focus di Vita.it, attivato anche grazie allo stimolo dei lettori, sulle raccolte fondi per il terremoto promosse dalle maggiori organizzazioni sociali presenti nelle zone colpite. Dopo Anpas, ActionAid, e Save the Children, ecco l'impegno di Fondazione Paideia raccontato dal direttore Fabrizio Serra.
Non è la prima volta che Paideia interviene su un’emergenza…
Eravamo intervenuti sia in Abruzzo che in Emilia. Abbiamo aperto un centro aggregativo per giovani a Barisciano, vicino a L’Aquila. In Emilia invece avevamo proposto le ludotende, delle tensostrutture per l’accoglienza di bambini e giovani anche disabili durante la prima fase emergenziale per organizzare tutta la parte di tempo libero.
Anche questa volta avete deciso di intervenire, perché?
Si anche se la raccolta fondi è stata aperta in queste ore. Questa volta infatti abbiamo deciso di prenderci il tempo per capire prima cosa volevamo fare.
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E qual è stata la scelta?
Il progetto che abbiamo deciso di implementare in realtà è una precisa richiesta del territorio. Ci è stato infatti chiesto di portare nelle zone del terremoto il nostro progetto di affiancamento familiare “Una famiglia per una famiglia”. Originariamente era un intervento destinato a famiglie che rischiano l’allontanamento del minore. Quindi ci sarà un cambio di destinatari. Ma non cambiano i principi.
In cosa consiste?
Le famiglie colpite dal terremoto verranno affiancate per un periodo da altre famiglie “risorsa” che sceglieranno di offrire il proprio aiuto in una relazione solidale e di prossimità. Non si tratta di un’offerta di ospitalità – nonostante questa possa essere attivata eventualmente, in caso di necessità – ma piuttosto di una disponibilità ad affiancare altre famiglie che vivono i problemi quotidiani post-sisma, offrendo un contributo concreto e un supporto personalizzato rispetto ai bisogni che possono presentarsi.
L’affiancamento quante famiglie coinvolgerà e per che periodo di tempo?
Il progetto verrà costruito in loco. L’idea è quella di sostenerle per lungo tempo, anche per qualche anno. L’affiancamento in senso stretto sarà di circa 12/18 mesi. Ma essendo una progettualità che si basa sulla relazione non ha scadenze. La relazione tra famiglia affiancate e famiglia affiancata non ha date di scadenza. È il plus di questo genere di interventi. Il numero delle famiglie invece non è ancora individuabile. Dipende da come andrà la raccolta fondi e da quante richieste arriveranno. Non abbiamo in mente di mettere un tetto massimo al numero dei partecipanti.
È vero che è presto per fare un bilancio della raccolta ma avrete delle aspettative?
Abbiamo già ricevuto molte manifestazioni di interesse da molti donatori vicini a Paideia che aspettavano una nostra proposta. Per questo siamo molto fiduciosi.
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