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La nuova Europa dopo Trump: riarmo a spese della coesione

La riforma proposta dal commissario italiano minaccia i fondi per la politica di superamento delle disparità tra Stati: risorse dirottate verso il piano von der Leyen. Giuseppe Guerini (Concooperative): «È un risultato scontato, figlio di una pressione e di una attività di lobbying fortissima»

di Francesco Crippa

Sulla strada del riarmo la Commissione europea è disposta a sacrificare i fondi di coesione, cioè quegli strumenti finanziari che servono a ridurre le disparità di sviluppo tra gli Stati e all’interno di essi. A renderlo palese è stato il vicepresidente e commissario alla Politica regionale e di coesione Raffaele Fitto (foto La Presse) che il 1° aprile ha presentato al Parlamento europeo una proposta di riforma che consentirebbe ai 27 di deviare risorse dai fondi di coesione verso altri capitoli di spesa ora individuati come prioritari, tra cui appunto il piano di riarmo voluto da Ursula von der Leyen. «È un risultato scontato, annunciato fin da subito dopo l’invasione dell’Ucraina», dice a VITA Giuseppe Guerini, membro del consiglio nazionale di Confcooperative e presidente di Cecop-Cicopa Europa (Confederazione Europea delle Cooperative Industriali di Lavoro e servizi). «In questi anni ho avuto la percezione che ci fosse un’ubriacatura in questa rincorsa alla spesa per la difesa. È il risultato di una pressione e di una attività di lobbying fortissima».

Cosa sono i fondi di coesione

I fondi per la politica di coesione dell’Unione europea sono tre. Il Fondo europeo per lo sviluppo regionale – Fesr, volto a favorire la crescita economica e i livelli occupazionali attraverso investimenti mirati e a rafforzare la cooperazione tra Stati. Il Fondo per una transizione giusta – Jft, che sostiene investimenti per raggiungere entro il 2050 gli obiettivi di neutralità climatica dell’Ue. Infine, il Fondo sociale europeo – Fse, attraverso cui Bruxelles sostiene l’occupazione e contrasta la povertà. Proprio in merito a quest’ultimo erano state espresse preoccupazioni nelle scorse settimane, con oltre duecento associazioni che hanno lanciato un appello per evitare che l’Fse venisse ridimensionato per racimolare risorse da spendere in armamenti. Lo abbiamo raccontato nell’articolo qui sotto.

La proposta della Commissione

In ogni caso, il piano di riforma presentato a Strasburgo da Fitto interessa soltanto i primi due, l’Fser e il Jtf. Si parla, complessivamente, di circa 400 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. In sostanza, parte di queste risorse potrà essere spostata dai fondi di coesione per finanziare altri punti di spesa. Le nuove priorità individuate dalla Commissione sono cinque, a cominciare dalla difesa. Seguono competitività, politiche abitative, resilienza dell’acqua e transizione energetica. 

Come spiegato da Fitto, non si tratta di una strada obbligata. «Il piano è su base volontaria e spetta agli Stati o alle regioni decidere se vogliono cogliere queste opportunità», ha voluto sottolineare. Tuttavia, la Commissione ha studiato il modo per ingolosire i singoli Paesi e spingerli verso questa soluzione. Ci saranno, infatti, degli incentivi: la fetta di prefinanziamenti verrà aumentata, si avrà un anno di tempo in più per spendere i soldi. Soprattutto, però, laddove oggi le spese coperte dai fondi di coesione sono cofinanziate dai singoli Paesi, la riforma prevede una copertura integrale della nuova spesa. Insomma, il timore di molti è che sarà difficile non approfittare di queste condizioni vantaggiose.

«Mi pare che Fitto abbia fatto il possibile per evitare che ci fosse una slavina incontrollabile che travolgesse tutto il sistema dei fondi di coesione», commenta Guerini. «Bisogna dargli atto di aver mantenuto l’elemento della volontarietà degli Stati mentre il clima generale spingeva in una direzione di totale smantellamento».

Tra i capitoli di spesa che si potranno finanziare spicca soprattutto il piano Readiness 2030 (questo il nuovo nome dato al ReArm Europe). Su questo fronte, la Commissione ha provato a mascherare la sua mossa. «Non sarà possibile usare i fondi per comprare armi», ha detto infatti Fitto. Tuttavia, sarà possibile finanziare le imprese produttrici.

Tempi e prospettive

In ogni caso, nulla è ancora deciso. La proposta della Commissione dovrà essere accettata dal Consiglio europeo e poi dal Parlamento e solo dopo gli Stati potranno presentare i loro programmi. I tempi previsti sono piuttosto lunghi: l’obiettivo è far partire i nuovi progetti dall’inizio del 2026.

Se dovesse venire varata, però, questa riforma avrebbe conseguenze enormi sulla vita dei cittadini. «La riprogrammazione delle spese dei fondi di coesione rischia di far perdere risorse ai territori, per esempio le cinque regioni del Mezzogiorno per l’Italia», sostiene Guerini. Sopratutto, però, rischia di aprire le porte a un ancor più pesante ridimensionamento della politica di coesione  nel prossimo periodo di bilancio, quello 2028-2034.

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