Religioni

La festa di fine Ramadan? In casa famiglia è per tutti: musulmani, cattolici, educatori e amici

Per la prima volta il Protettorato San Giuseppe ha organizzato l’Eid Mubarak. A festeggiare insieme ragazzi e ragazze, educatori e amici, italiani e non, musulmani e cristiani. Presenti anche i care leavers che oggi vivono in semi autonomia. Nelle parole dei protagonisti la gioia per la celebrazione tenutasi a Roma

di Chiara Ludovisi

Il Protettorato San Giuseppe ha organizzato per la prima volta l’Eid Mubarak, insieme a ospiti, educatori, amici. «Una festa per i nostri ragazzi musulmani, che così si sentono a casa. Ma anche per tutti gli altri, per superare insieme i pregiudizi», dice la presidente della fondazione Elda Melaragno.

I partecipanti alla festa al Protettorato San Giuseppe

C’erano bambine e bambini italiani e di tutto il mondo. C’erano educatori ed educatrici più e meno giovani. C’erano ragazzi e ragazze arrivati da lontano e approdati in casa famiglia, che ancora parlano poco l’italiano. E c’erano i care leavers, ragazzi che minori non lo sono più e vivono nel progetto di semi autonomia dedicato a loro, perché possano costruirsi un futuro.

Una “festa di famiglia”

C’erano tanti ragazzi di fede islamica, naturalmente, ma anche tanti cristiani, cattolici e non. C’era il crocifisso alla parete e c’erano anche le suore, a festeggiare l’Eid Mubarak, ieri sera, alla Fondazione Protettorato San Giuseppe di Roma. Una struttura nata più di 100 anni fa come orfanotrofio e che si è trasformata nel tempo, senza mai perdere la propria vocazione e missione: essere al servizio dell’infanzia, dei giovani, delle famiglie in difficoltà.

Le cinque case famiglia del Protettorato ospitano oggi bambini e bambine, ragazzi e ragazze italiani e stranieri: alcuni sono minori non accompagnati, arrivati per lo più dal Nord Africa. Era soprattutto per loro, ieri sera, la festa di fine Ramadan, organizzata per la prima volta nella grande Sala Rattazzi del Protettorato, ornata con i colori e i simboli dell’Eid Mubarak.

«Sono stati i nostri ragazzi musulmani a desiderare e chiedere di poter condividere questo momento», ha sottolineato Elda Melaragno. «È importante che abbiano preso questa iniziativa, che accomuna religioni, politiche, riflessioni. Sono contenta perché hanno raggiunto una maturità e una consapevolezza, che sono lo scopo del nostro lavoro».

Al ricco buffet in cui si incrociavano diversi sapori e culture – dalle pizzette al cous cous – hanno preso parte anche tanti amici e familiari degli ospiti, ma anche degli educatori e dei responsabili della struttura. Una festa di famiglia, insomma, perché questo deve essere l’Eid Mubarak.

da sx suor Immacolata, Ahmad Taha e la madre

Lo ha messo in luce Suor Immacolata, economa del Protettorato, nel saluto rivolto a tutti i presenti: «Ci ritroviamo per festeggiare la fine del sacro mese di Ramadan. È un onore accompagnare tutti i nostri ragazzi in questo momento speciale di riflessione, celebrazione, comunità. In questo spirito di unità, vogliamo celebrare anche la bellezza della condivisione, che trascende le differenze religiose. È meraviglioso vivere insieme momenti di preghiera e di sostegno reciproco, perché quel che ci lega è il desiderio di pace, solidarietà e amore. Che la serata di oggi ci ricordi quanto possiamo essere una comunità forte e unita, capace di costruire ponti e celebrare le bellezze delle nostre diversità». 

Le voci dei protagonisti

Tra i ragazzi protagonisti della festa, c’era Ahmed, arrivato qualche anno fa dalla Tunisia: «Abbiamo fatto il Ramadan qui in Protettorato: si digiuna per chi non ha da mangiare e da bere, ma è anche un momento di impegno e di lavoro».

Accanto a lui c’è Mahmoud, 20 anni:
«Il Ramadan è un mese sacro per noi, di digiuno, in cui ricordiamo le miserie di altri, preghiamo, riflettiamo insieme e digiuniamo dall’alba fino al tramonto, vivendo tutto questo insieme. Ora stiamo festeggiando il giorno dell’Eid: ringraziamo Dio che ci dà la possibilità di mangiare tutto l’anno e digiunare solo un mese!». 

Alla fine della serata, tutti i presenti hanno ricevuto un dono: una lattina di “Palestine Cola”, o di “Gaza Cola”, ideata e prodotta da una famiglia palestinese immigrata in Svezia, che oggi inizia a vedersi anche a comparire anche in alcuni mercati italiani. 

«Noi palestinesi non compriamo la Coca Cola», spiega Ahmad Taha, responsabile del personale della cooperativa Auxilium presso il Protettorato di San Giuseppe e tra i promotori di questa festa.

«E così ci siamo procurati questa bibita speciale, simbolo della determinazione e della coerenza del nostro popolo». 

«Oggi sono molto contento» ha aggiunto «perché per la prima volta festeggiamo insieme l’Eid Mubarak. Questo ci aiuta a sconfiggere i pregiudizi sull’Islam, che contrariamente a quel che si dice, porta un messaggio di relazione tra gli uomini, di pace e di educazione. Sono fuggito dalla Palestina 15 anni fa ed è la prima volta che posso condividere questa festa con tanti amici. Ringrazio chi ha reso possibile tutto questo» conclude Taha. 

Nell’immagine in apertura la chiusura del Ramadan in una piazza di Roma, foto Cecilia Fabiano / LaPresse – Le fotografie e i video della festa al Protettorato San Giuseppe sono dell’autrice

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