Medio Oriente

Jenin, l’operatore umanitario: «I civili sono ostaggio degli attacchi e della paura»

Da dieci giorni la città di Jenin, in Cisgiordania, è assediata dalle forze dell’esercito israeliano. «A Jenin», racconta Gabriel Nauman, responsabile degli affari umanitari per i Territori palestinesi occupati dell’ong Medici Senza Frontiere, «le persone vivono in condizioni orribili. I nostri colleghi palestinesi ci dicono: “il mondo si è dimenticato di noi”. Sembra che non ci sia alcuna responsabilità per le immense sofferenze inflitte dalle forze israeliane»

di Anna Spena

I media palestinesi hanno riferito che all’alba di questa mattina le forze israeliane si sono ritirate da Jenin. Il portavoce dell’esercito israeliano ha smentito la notizia. Jenin è la città più a Nord della Cisgiordania, qui vivono 50mila persone a cui si aggiungono oltre diecimila palestinesi del campo profughi adiacente alla città nato dalla nakba del 1948, l’esodo forzatodella popolazione araba palestinese, dopo la fondazione dello Stato di Israele. Quello di Jenin è uno dei 19 campi profughi della Palestina, lo stesso dove nel maggio 2022 fu uccisa, mentre documentava gli scontri fra palestinesi e l’esercito israeliano, la giornalista palestinese di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Sono ormai dieci giorni che l’esercito israeliano assedia Jenin. L’operazione è stata presentata come “operazione di antiterrorismo” e stando alle informazione condivise dall’esercito sarebbero già stati uccisi più di 30 uomini, tra cui il capo di Hamas a Jenin. Ma cosa si sta lasciando realmente dietro questo assedio? L’abbiamo chiesto a Gabriel Nauman, responsabile degli affari umanitari per i Territori palestinesi occupati dell’ong Medici Senza Frontiere.

L’operatore umanitario: «Era una città bellissima»

«Jenin è una città bellissima», racconta Nauman «come tutte le città dei Territori palestinesi occupati». Ma sotto assedio il presente è un tempo verbale che cede il posto al tempo passato. «Purtroppo», continua Nauman, «gli effetti della distruzione e della violenza causati dalle molteplici incursioni delle forze israeliane stanno cambiando drammaticamente il paesaggio della città. Dal gennaio 2023, da quando abbiamo con Msf abbiamo iniziato a lavorare in città, abbiamo osservato un sostanziale deterioramento della situazione. Ora le strade sono distrutte, così come le infrastrutture essenziali. Quindi beni come l’acqua o servizi come le fognature e l’elettricità sono spesso compromesse. Negli attacchi anche le case dei civili vengono distrutte».

Jenin non è nuova alle incursioni dell’esercito israeliano. È sempre stata tra le città più colpite della Cisgiordania. «La vita delle persone a Jenin gravita attorno alla paura della prossima incursione. Il campo profughi è un’area ad alta densità di popolazione e gli attacchi aerei condotti dalle forze israeliane hanno gravi conseguenze sul livello di distruzione delle infrastrutture civili. Durante le incursioni, il campo è spesso tagliato fuori dai bisogni essenziali, come l’elettricità e le comunicazioni. L’accesso all’assistenza sanitaria è ostacolato dalle forze israeliane che circondano gli ospedali e bloccano le ambulanze». 

Per gli operatori umanitari è difficile lavorare

Per questo motivo le capacità dei team di Msf a Jenin e Tulkarem, altra città palestinese nel nordovest della Cisgiordania attaccata da Israele, ora sono limitate.  Ma i bisogni della popolazione aumentano. I veicoli blindati israeliani stazionano all’ingresso dell’ospedale di Jenin Khalil Suleiman, supportato da Msf, e il personale dell’ospedale fatica a mantenere aperte le attività. 

Nauman condivide un ricordo: «Nel giugno 2023, Msf si trovava al pronto soccorso dell’ospedale Khalil Suleiman quando abbiamo assistito per la prima volta in due decenni agli attacchi aerei in Cisgiordania. Poche settimane dopo, il 3 e 4 luglio, in un’incursione di 48 ore, gli attacchi aerei si sono ripetuti, così come il lancio di un lacrimogeno all’interno del pronto soccorso, costringendo i medici a curare i pazienti gravemente feriti sul pavimento. Quelli che erano iniziati come eventi isolati sono diventati frequenti dopo il 7 ottobre».


Le recenti incursioni in Cisgiordania sono le più intense dal 2002. Dal 28 agosto ad oggi, 39 palestinesi sono stati uccisi e 140 feriti, secondo il ministero della salute. «E questi attacchi», scrive l’organizzazione, «fanno parte di un più ampio schema di violenza che è peggiorato drasticamente dall’inizio della guerra a Gaza. Più di 652 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dall’ottobre 2023». Tra loro 136 palestinesi sono stati uccisi da attacchi aerei, di cui 135 proprio nei governatorati settentrionali della Cisgiordania. Le équipe di Msf sostengono il dipartimento di emergenza dell’ospedale Khalil Suleiman con formazione e donazioni mediche. In tutta Tulkarem e Jenin, così come nel campo profughi di Jenin, le équipe stanno formando personale medico e volontari nei punti di stabilizzazione per i pazienti in pericolo di vita che non possono raggiungere gli ospedali a causa delle restrizioni imposte dalle forze israeliane.

La lotta quotidiana

«Le persone», continua l’operatore umanitario di Msf, «vivono in queste condizioni terribili. Ma quello che sentiamo dire dal nostro staff è che si sentono senza speranza e che il mondo si è dimenticato di loro. Sembra che non ci sia alcuna responsabilità per le immense sofferenze inflitte dalle forze israeliane, sostenute da potenze occidentali come gli Stati Uniti. I nostri colleghi dicono spesso che vogliono sentirsi al sicuro. Vogliono il diritto di circolare liberamente all’interno delle città e di viaggiare in Cisgiordania. I posti di blocco sono una lotta quotidiana. Le scuole avrebbero dovuto iniziare dopo la pausa estiva, ma a causa di ciò che sta accadendo nel Nord, sono state interrotte. La più importante università della Cisgiordania è stata saccheggiata lunedì sera e la gente si sente senza speranza. Come Msf continuiamo ad esortare le forze israeliane a rispettare il diritto internazionale umanitario e la protezione della missione medico-umanitaria. Ospedali, strutture mediche, ambulanze, paramedici e operatori sanitari non sono un obiettivo».

Foto: una famiglia palestinese cammina lungo una strada mentre lascia il campo profughi di Jenin/domenica 1 settembre 2024/AP/Majdi Mohammed)

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