Volontariato

In veneto l’integrazionesupera la politica

immigrazione Una fotografia della Caritas

di Redazione

Immigrazione in Veneto, siamo entrati nella normalità. È quasi una non-notizia quella che caratterizza la sezione veneta del dossier 2007 Caritas/Migrantes presentata a Padova. Una non-notizia che però potrebbe avere come conseguenza la revisione di molte delle azioni delle pubbliche amministrazioni su un fenomeno che non è più tale. «Ormai non siamo più davanti a un’emergenza, lo dicono i numeri», spiega don Bruno Baratto, sacerdote trevigiano autore del capitolo Veneto. «Siamo al secondo posto in Italia per numero di neonati stranieri ,con 8.139 nuovi nati nel 2006, e siamo quasi a quota 50mila per le seconde generazioni. Stiamo parlando di una dimensione strutturale, e plurale: in Veneto coesistono 166 provenienze diverse, che rendono complicato un avvicinamento culturale».
Nella terra dove il confronto con il mondo islamico è spesso origine di malintesi e strumentalizzazioni, per don Baratto un’attenzione particolare in quest’ambito non farebbe male: «Ci immaginiamo i musulmani come un blocco unico, in realtà è un universo molto diversificato». Non farebbe male poi una riflessione, da parte degli «indigeni”, sulla polverizzazione di una cultura che una volta era contadina e ora non lo è più, perché è in questo che si annida il timore verso gli immigrati. «Dobbiamo pensare che i bambini di oggi resteranno qui per sempre», aggiunge don Baratto. «Se partiamo da questo, il discorso sull’integrazione va visto sotto un altro profilo».
Se la presenza straniera è strutturale, hanno ragione di esistere provvedimenti come il decreto Bitonci, l’ordinanza anti sbandati del sindaco di Cittadella: «Il decreto in sé non fa altro che applicare regole decise dal governo. Il problema è che c’è chi vuole continuare a soffiare sul fuoco della paura degli immigrati, utilizzando anche questo strumento, ed è pericoloso che lo faccia chi ha responsabilità istituzionali. D’altro canto, fa male il razzismo ma fa male anche il buonismo: occorre chiarezza nelle regole». E rendere la vita più semplice agli immigrati: «Occorre rendere meno precaria la permanenza e combattere il lavoro nero», conclude don Baratto, «ma soprattutto finirla con l’esasperazione della sicurezza».


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