Altre migrazioni
In calo i pensionati italiani all’estero, Acli: «Incentivare il rientro a Sud»
Il 2,2% degli italiani in quiescenza vive all’estero. Il calo rispetto al passato per l’aumento del costo della vita e le spese sanitarie elevate. Una ricerca commissionata dalle Acli di Bologna e dal Patronato Acli all’Università di Camerino fa il punto sul fenomeno. «Facciamoli rientrare per ripopolare certe aree nel Mezzogiorno»

Sono principalmente coppie sposate, con un livello di istruzione “leggermente superiore alla media” nazionale, con un’età media relativamente giovane. È questo l’identikit dei pensionati all’estero che emerge dalla ricerca “Pensionati Italiani all’estero. Panoramica del fenomeno e dati”, commissionata dalle Acli di Bologna e dal Patronato Acli all’Università di Camerino e presentata ieri alla Sala Stampa della Camera dei Deputati.
Aumento del costo della vita e spese sanitarie
Il 97,8% dei pensionati sono residenti in Italia, il 2,2% sono residenti all’estero. Mentre negli ultimi 10-15 anni il trend dei trasferimenti di pensionati italiani all’estero è stato in crescita, negli ultimi anni si registra un trend in decrescita. Se nel 2020 i pensionati italiani Inps residenti all’estero erano 296.957, nel 2021 sono scesi a 285.920 per arrivare, nel 2022, a 274.544. Tra le cause, secondo la ricerca, l’aumento del costo della vita anche nelle mete estere, nonché le spese sanitarie che vanno affrontate per un’assicurazione privata.
A ciò va aggiunto che partire significa rinunciare a misure messe in atto dal governo italiano, come ad esempio la “social card”. Dopo il periodo di tassazione agevolata, le persone trasferite tendono a rimanere nel “nuovo” Paese, ma si nota una maggiore propensione al ritorno in Italia nel caso uno dei coniugi sia nel frattempo deceduto e la persona in pensione abbia figli e nipoti in Italia.
Mobilità: un fenomeno da approfondire
I pensionati espatriati sono, per il 47,7%, uomini e, per il 52,3%, donne. «Il fenomeno della migrazione italiana non la stiamo raccontando da nessun punto di vista. Questa ricerca accende i riflettori sul fenomeno della mobilità che va studiata nella sua completezza», ha detto Paolo Ricotti, presidente nazionale Patronato Acli (guarda l’intervista, ndr). «Sono 56 milioni le persone che vivono in Italia, e 80 milioni gli italiani fuori dai confini» comprendendo nel novero anche oriundi e discendenti, sono sei milioni circa i residenti italiani in altri Paesi.
«Fenomeni apparentemente contraddittori, come chi sceglie di vivere fuori dall’Italia da pensionato e italiani che scelgono di tornare nel Paese dopo aver lavorato in Europa, forse si riconducono a elementi comuni. Forse non tutti sanno che anche l’Italia dà degli incentivi a chi si trasferisce dall’estero nel nostro Paese». L’Italia sta prendendo una serie di provvedimenti per essere attrattiva per pensionati esteri: chi ha una pensione estera e si trasferisce nel Meridione può godere di una flat tax al 7% per 10 anni.
Nonni con la valigia per la cura dei nipoti
Risparmio tributario, costo della vita inferiore e clima sud-occidentale della destinazione sono tra i principali motivi del trasferimento dei pensionati italiani all’estero. Ma anche i nipoti. «Ogni anno 60mila persone entrano in Italia, tra il 2022-23 100mila (per lo più giovani) ne sono usciti, nel silenzio più assoluto delle istituzioni. Questo Paese non è in grado di garantire la possibilità di fare una famiglia. I ragazzi oggi emigrano per realizzare un sogno: fare figli. Perché cito i ragazzi in una ricerca di pensionati? Perché la maggior parte dei pensionati si sposta per seguire i figli, per garantire una cura ai nipoti», ha proseguito Ricotti. «Circa 12mila nonni fanno avanti e indietro tra l’Italia a Londra, ora non ne abbiamo contezza, ma usciranno fuori quando, dopo la Brexit, dovranno scegliere se avere la residenza da una parte oi dall’altra».
Il “caso” Portogallo
La pensione media lorda all’estero è pari a 437,87 euro (444,12 euro mensili lordi per i nati in Italia e 420,18 per i nati fuori dall’Italia). L’importo medio totale è basso perché influenzato dalle pensioni in regime di totalizzazione internazionale, percepite cioè da italiani o stranieri che hanno versato parte dei loro contributi nel nostro Paese e parte invece in altri. Tra i Paesi esteri per importo medio mensile lordo più elevato delle pensioni Inps Ivs spicca, dopo Cipro (5.153 euro) e gli Emirati Arabi Uniti (3.315 euro), il Portogallo (2.944 euro), che con 4.838 è primo per numero di pensioni di italiani all’estero.

«Il Portogallo è vicino all’Italia, la lingua è abbastanza orecchiabile. Si trasferiscono in questo Paese pensionati che hanno figli in Italia perché possono raggiungerli con grande frequenza», ha detto Stefano Testa Bappenheim della Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino. «Per essere considerati residenti all’estero ai fini fiscali occorre non essere stati iscritti nell’anagrafe dei residenti in Italia per 183 giorni l’anno, vuol dire che ci sono più di 170 giorni l’anno in cui si è liberi di vivere con figli e nipoti nel proprio Paese».
Proposta per il ripopolamento delle aree interne
«Con la Fondazione Migrantes abbiamo fatto, di recente, un viaggio negli Stati Uniti, dove abbiamo constatato che sono aumentate le richieste di cittadinanza italiana come rifugio rispetto a un sistema in cui l’assistenza sanitaria costa molto», ha detto Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli. «Si potrebbe cogliere l’occasione di far tornare le persone in Italia. Può essere interessante fare un ragionamento sulle aree interne che si stanno depauperando, per far tornare da noi questi connazionali, agevolando una possibile residenza in Italia».
Gli ha fatto eco Filippo Diaco, presidente Patronato Acli Bologna: «La nostra proposta alle istituzioni è quella di andare a ripopolare quelle aree del Sud, dove c’è un clima in cui si gode di ottima salute, attraverso la promozione del turismo residenziale. Per far tornare i pensionati italiani dall’estero, dovremmo spingere anche su motivi sanitari. In molti Paesi la sanità non è pubblica come in Italia e spesso, quando le persone si ammalano, vogliono tornare nel nostro Paese».
Foto di apertura di Vidal Nordli-Mathisen su Unsplash. Nell’articolo foto e video dell’autrice
17 centesimi al giorno sono troppi?
Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.