Idee Economia sociale
Diversamente competitivi: il valore economico della socialità
L'intervento del direttore di Aiccon dopo la presentazione del Piano metropolitano di Bologna per l'economia sociale: «Occorre superare la storica separazione tra sfera economica e sfera sociale, un'idea che ha indebolito il legame tra efficienza e solidarietà»

«La socialità è un tratto tanto dell’inclusione quanto della competitività», ha commentato così il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla la rilevanza politica del primo Piano sull’Economia Sociale promosso dalla Città Metropolitana di Bologna.
La socialità, infatti, dopo la dimensione ambientale a cui è strettamente legata, rientra in campo non più sotto le spoglie di metriche sostenibili, ma come soggettività economica in grado di alimentare trasformazioni sociali. Il sociale, inteso come socievolezza e qualità dello sviluppo, necessita di cura e politiche, uscendo così dall’approccio residuale che spesso ha caratterizzato la gestione del territorio.
In un’epoca in cui il lavoro, un tempo motore fondamentale della ricchezza nazionale, è oggi messo in discussione da un aumento dei working poor, con ben il 14% degli operai in condizioni di povertà, come evidenziano i dati Istat, diventa urgente promuovere un lavoro giusto e decente, capace di ridistribuire efficacemente il valore aggiunto e rafforzare la produttività.
Questo scenario impone di ripensare il welfare, investendo non solo sui pilastri pubblici tradizionali, ma anche abbracciando nuove forme di welfare territoriale, integrando un modello ridistributivo con una strategia pre-distributiva che superi la storica separazione tra sfera economica e sfera sociale, un’idea che ha indebolito il legame tra efficienza e solidarietà.
Come ha ricordato il sindaco Matteo Lepore, «il modello attuale di sviluppo rischia di esaurirsi se non viene costantemente alimentato da una sinergia tra imprenditorialità e socialità». Per questo è essenziale rilanciare soggettività vecchie e nuove dell’economia sociale e valorizzare la loro biodiversità, integrandole nelle filiere strategiche dello sviluppo territoriale (abitare in primis), creando così un ambiente in cui profit, economia sociale e pubblica amministrazione collaborino attivamente per realizzare missioni sociali capaci di dare vita a una prospettiva “diversamente competitiva”.

Il Piano di Bologna, articolato in sette missioni che spaziano dall’abitare collaborativo e sostenibile alla qualità e senso del lavoro, fino al welfare territoriale e al turismo sostenibile, insieme a iniziative trasversali in public procurement, cultura e conoscenza, risorse e nuova finanza, rappresenta un ambizioso progetto che intende riformulare le ricette economiche e sociali del territorio, evidenziando come l’equità e lo sviluppo non siano necessariamente in contrasto.
Da Bologna parte un invito e una forte provocazione all’Europa, ossia a rifondarsi partendo dai valori insiti nel paradigma dell’economia civile, ricordandoci che il capitale sociale è la vera leva del benessere e della competitività. La prospettiva industriale va legata alla prossimità, così come il welfare va riconnesso a una produzione che assume qualità anche nel rapporto con il territorio in cui opera. Processi nuovi e istituenti richiedono azioni di orchestrazione e di missione. Il Piano sull’Economia Sociale di Bologna, dunque, non rappresenta un semplice atto formale in risposta alle raccomandazioni europee, ma una sfida stimolante volta a dare nuova linfa a un modello economico che, se alimentato dalla giusta sinergia tra efficienza e solidarietà, potrà diventare il motore del “made in Europe”.
Foto: il sindaco Matteo Lepore durante la presentazione del Piano di Bologna per l’economia sociale (credit: Bologna città metropolita). Al suo fianco la responsabile del Piano, Daniela Freddi
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