Salute
Gli oncologi italiani lanciano l’allarme: troppi tagli
Lo ha detto Roberto Labianca, presidente del Collegio dei primari di oncologia ospedaliera, al congresso Esmo di Vienna
di Redazione
«L'oncologia italiana è minacciata». Roberto Labianca, presidente del Collegio dei primari di oncologia ospedaliera, coglie l'occasione del congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) in corso a Vienna, per lanciare l'allarme. «La rete oncologica nazionale rischia di essere smantellata. A questo congresso la presenza di scienziati italiani è molto rilevante ma è inutile gloriarsi», osserva Labianca parlando con i giornalisti, «Il ministro Balduzzi ha detto che l'oncologia italiana è di eccellenza, però la spending review può farci perdere quanto realizzato fin qui, ci vuole poco a tornare indietro: attenzione ai tagli indiscriminati, se si taglia male si tagliano teste. Dobbiamo salvaguardare la vita dei pazienti».
Per questo il Cipomo ha chiesto un incontro con il ministro della Salute e con la Commissione sanità del Senato e creerà un osservatorio per segnalare le difficoltà esistenti.
Labianca ha citato casi di primari andati in pensione e non sostituiti, accorpamenti di reparti, difficoltà di accesso alle terapie, «così si contraddicono i principi di equità e si causano discriminazioni. Sentiamo sempre più pazienti che vanno all'estero».
Secondo gli oncologi la spending review deve eliminare gli sprechi ma non ridurre indiscriminatamente le spese: sarebbe importante capire quanto costa l'oncologia in Italia, così come una ricerca presentata al Congresso ha calcolato la spesa per tumori in Europa. "Partecipare all'Esmo è importante per mettere a confronto le esperienze, ricevere I giusti riconoscimenti ma anche capire le nostre mancanze. L'oncologia italiana ha raggiunto un buon livello non grazie ma nonostante i politici e a volte contro i politici. Ora è in difficoltà e bisogna agire perchè l'organizzazione sia funzionale
17 centesimi al giorno sono troppi?
Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.