Non profit
Giovani, oltre 160 associazioni per il “tempo non protetto”
Presentata la ricerca della Fondazione Alma Mater
Sono oltre 160 le organizzazioni che in Italia si occupano del ‘tempo non protetto’ degli
adolescenti, che e’ quella parte della giornata in cui il ragazzo vive senza la presenza di un adulto ‘significativo’, cioe’ che abbia cura di lui per vincolo familiare o perche’
incaricato della sua educazione. Un numero che, negli ultimi anni, ha subito un forte incremento, a dimostrazione dell’ acuirsi della problematicita’ di questo tema.
E’ quanto scaturisce da una ricerca effettuata dalla Fondazione Alma Mater, in collaborazione con Quaster Ricerche, sulle migliori pratiche in uso in Italia sul ‘tempo non protetto’ dei ragazzi dagli 11 ai 17 anni.
Uno dei piu’ grandi problemi dei genitori di oggi e’, infatti, quello di riempire il tempo libero dei loro figli, per evitare che venga impiegato in modo pericoloso e che sfugga al controllo degli adulti. E’ per questo che, molto spesso, tendono a iperorganizzarlo, a scapito pero’ del desiderio di autonomia dei ragazzi. Se, quindi, i primi tendono a vedere questo ‘tempo non protetto’ come un rischio, i figli invece lo vivono come una risorsa. In ogni caso, ha spiegato il sociologo Ivo Colozzi, si tratta di ”un’occasione
di crescita verso l’autonomia”, nella quale i ragazzi possono mettere alla prova se stessi.
A dimostrazione del crescente fermento nei confronti di questa problematica, dalla ricerca – presentata oggi da Giuseppe Cappiello dei Alma Mater e Alberto Cesari di Quaster Ricerche – e’ scaturito che il 66,67% delle organizzazioni che si occupano
del tempo non protetto dei ragazzi ha meno di dieci anni di vita. Chi se ne occupa opera principalmente a livello comunale (45,60%) se non addirittura di quartiere (31,32%). Gli ambienti in cui si muovono queste associazioni (o cooperative) non sono
particolarmente problematici: solo il 9,88% dichiara di operare in un ambiente complesso. Il 96,3% e’ polivalente, cioe’ svolge piu’ di un’attivita’. L’iniziativa piu’ diffusa e’ quella relativa a gioco, sport e tempo libero, seguita da educazione civica e lavoro di strada. Le organizzazioni interpellate, negli ultimi tre anni, hanno coinvolto mediamente 950 adolescenti, con una media di un operatore ogni 13 o piu’ ragazzi.
La maggiore criticita’ emersa dall’indagine e’ la mancanza di risorse economiche, seguita dalla necessita’ di maggiore sostegno da parte delle istituzioni unita a una migliore legislazione. Formazione degli operatori e nuovi sistemi per favorire l’approccio dal basso, sono le principali esigenze segnalate. I punti di forza delle organizzazioni, invece, sono la forte professionalita’ e la motivazione degli operatori, la capacita’ di trasformare gli adolescenti in soggetti attivi e la buona conoscenza del territorio.
Un esempio concreto di risultati positivi e’ stato offerto da Marco Barnieri, presidente del Circolo ‘I Caruggi’, attivo dal 1988 nel problematico quartiere genovese. Un lavoro, quello dell’organizzazione, che e’ cominciato per strada, coinvolgendo
adulti e ragazzi, e che e’ riuscito nel tempo a ”fare comunita”’ diventando un punto di riferimento per tutti in una realta’ in continuo cambiamento.
”Queste cose ci interessano – ha detto il sottosegretario al welfare, Grazie Sestini, nel corso della presentazione della ricerca – perche’ le politiche sugli adolescenti sono le piu’ difficili. La responsabilita’ sociale condivisa e’ la grande
scommessa di questi anni”.
I risultati dell’indagine sono stati utilizzati per realizzare un portale Internet, ‘www.tempononprotetto.it’, si sostegno e supporto agli operatori e in larga parte gestito
proprio da loro.
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