E' record di richieste di ammissione negli USA ai
Peace Corps, il corpo di pace simile al nostro servizio civile internazionale riservato ai giovani americani e istituito dal presidente John Kennedy nel 1961. Quest'anno – ha annunciato l'agenzia dei Corpi di pace che dipende direttamente dal governo –
le domande di ammissione hanno infatti toccato quota 17.336, con un aumento di oltre il 70% rispetto al 2013.
Potrebbero sembrare numeri piccoli, ma sono da contestualizzare attentamente: chi si impegna a diventare un volontario nei Peace Corps “firma” infatti per più di due anni (27 mesi), e si rende disponibile a partire per un paese estero e a lavorare quasi gratuitamente (il "salario" è di circa 325 dollari al mese) in settori quali istruzione, sanità, aiuti allo sviluppo, agricoltura, ambiente. Il numero raggiunto quest'anno eguaglia quello del 1992 e si colloca poco sotto il record storico di 18.159 fissato nel lontano 1979.
Un'irrefrenabile voglia di solidarietà agita dunque i giovani americani? Può essere, anche se secondo molti questa significativa impennata è dovuta alla nuova procedura di candidatura e di selezione inaugurata lo scorso luglio, che ha fatto schizzare di oltre il 400% le domande di ammissione rispetto al luglio 2013, e ha portato il 95% di chi inoltra la domanda online a presentarsi effettivamente al reclutamento, contro il misero 23% del passato. Le principali novità sono che i candidati possono scegliere il paese di servizio e il percorso che meglio si adatta alle loro obiettivi personali e professionali, e riescono a completare il processo in meno di un'ora.
“Questo traguardo ci ricorda che gli americani vogliono rendersi utili al prossimo e fare la differenza”, ha dichiarato il direttore dell'agenzia, Carrie Hessler. “C'è una grande richiesta di volontari dei Corpi di pace in tutto il mondo, e la nostra riforma mira proprio a offrire a chi parte la destinazione più gradita in modo che possa offrire un contributo migliore”. Ma sarà proprio questa la spiegazione esaustiva del fenomeno? Non sembra, visto che ben il 54% degli aspiranti volontari ha barrato la casella “inviatemi dove c'è più bisogno”.
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