Confrontare e paragonare le reazioni e le azioni di chi ha perso la casa, il lavoro, le persone care non serve a nessuno. Serve semmai solo a dividere i cittadini in “buoni” e “cattivi” piuttosto che a garantire, su tutto il territorio, il sacrosanto diritto del cittadino ad essere protagonista della ricostruzione. Cosa che a l’Aquila non è avvenuta.
Nel periodo in cui il prefetto Gabrielli era custode della legalità nel capoluogo abruzzese, dal 6 aprile 2009, furono vietate agli aquilani le assemblee e le riunioni, in pratica il diritto all’informazione; durante il G8 fu anche vietato di esporre il proprio disagio attraverso proteste e striscioni. Anzi l’occasione del G8, lo spostamento del Vertice da La Maddalena, non produsse affatto i risultati tanto apertamente proclamati. In più e più occasioni, agli aquilani colpiti è stato detto di farsi da parte, qualcun altro avrebbe ricostruito la città per loro. Un approccio che si è rivelato fallimentare.
Credo che l'”attivismo” gli aquilani, nelle mille difficoltà, l’abbiano dimostrato più e più volte. E dalle istituzioni i cittadini non si aspettano giudizi di merito, ma piena trasparenza su come vengono spesi i soldi pubblici e coinvolgimento nelle decisioni che riguardano – prima di tutto – la loro vita e il loro futuro. Diritti e partecipazione civica sono ingredienti fondamentali per qualsiasi ricostruzione. Non ci stancheremo mai di ripeterlo, a L’Aquila come in Emilia.
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