Violenza sulle donne

Femminicidio, perché oggi non scriviamo niente

Anche oggi avremmo potuto chiamare l’ennesima esperta o esperto. Abbiamo scelto di non farlo. Non per pigrizia, ma per denunciare che tutto è già stato detto. Occorre passare dalla parole ai fatti. Serve smettere di chiedere alle donne di salvarsi da sole. Serve un impegno concreto delle istituzioni

di Sara De Carli

manifestazione studentesca a Milano

Ilaria Sula e Sara Campanella sono le ultime due donne vittime di femminicidio. I dati ufficiali del ministero dell’Interno alla vigilia della Giornata Internazionale della donna registravano sei femminicidi nei primi due mesi del 2025, da allora se ne contano altri cinque.

Avremmo potuto chiamare l’ennesima esperta o esperto. Rivolgerci alla psichiatria, alla psicologia, alla sociologia. A chi sta ogni giorno nei centri antiviolenza per raccogliere le richieste di aiuto e la voglia di voltare pagina, salvandosi. A chi sta ogni giorno nelle case che accolgono le donne, spesso mamme con i loro bambini, dove imparano a fidarsi e a costruirsi una nuova vita. A chi sta ogni giorno accanto agli uomini autori di violenza, che provano a cambiare.

Avremmo potuto, ma oggi no, non lo facciamo. Scegliamo di non farlo. Non per pigrizia, ma per denunciare che dalle parole occorre passare ai fatti.

Tutto sembra già letto. Le riflessioni e le analisi si ripetono. Non siamo noi stanchi di raccoglierle, è chi lavora sul fronte che è stanco di ripeterle. Lo fa, giustamente, perché è drammaticamente necessario: ma la rabbia si unisce allo scoramento.

Intanto sui media lui è sempre un uomo innamorato, al massimo accecato dalla gelosia. E lei, una donna che non ha fatto abbastanza per salvarsi. Se sono anziane, la loro colpa è che hanno sopportato per tutta la vita. Se sono giovani, la colpa è loro che hanno sottovalutato i segnali o che non hanno denunciato, pensando di cavarsela da sole. La realtà è che anche quando denunci, non basta.

Intanto – denuncia ActionAid – il Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne è scaduto dal 2023 e il Governo non ha ancora emanato quello nuovo. E ci sono voluti quasi tre anni – dal 4 febbraio 2022 al 22 gennaio 2025 – per individuare i progetti da finanziare tramite l’Avviso pubblico per il finanziamento di iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolti alla prevenzione della violenza maschile contro le donne (qui gli esiti). Intanto abbiamo la Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza che scrive in una dichiarazione che «i corsi di affettività possono ben poco», che la radice di tutto è «l’incapacità di accettare ed elaborare il distacco e l’emancipazione dalla figura materna, passaggio decisivo nella costruzione della propria identità di uomo» e che «le ragazze devono imparare a riconoscere per tempo quei segnali – il possesso, la gelosia ossessiva – che preludono al gesto violento».

No, come ha scritto Di.Re.-Donne in rete contro la violenza, serve smettere di chiedere alle donne di salvarsi da sole. Serve un impegno concreto delle istituzioni.

Qui dodici pezzi da rileggere.

  1. Case rifugio per le donne. Crescono, ma sono ancora troppo poche: la mappa;
  2. Storia di Sara, che a 18 anni è stata accolta a Casa Antigone, il rifugio per donne maltrattate;
  3. Noi madri-ragazzine in fuga da maschi violenti;
  4. Violenza: colpisce donne 45enni, italiane, colte. A metterle in pericolo è il partner. Più a rischio le giovanissime;
  5. Nel 2024 un femminicidio ogni tre giorni: intervista a Emanuela Baio, presidente di Fondazione Asilo Mariuccia;
  6. Vorrei che le donne trovassero il coraggio di denunciare: intervista a Irma Conti;
  7. Vera Squatrito, madre di una vittima di femminicidio: «Il mio ergastolo del dolore»;
  8.  L’arduo compito di non negare la possibilità di un futuro: intervista a Antonio Piotti;
  9. «Gli autori di femminicidio non sono mostri né matti»: intervista a Paolo Giulini;
  10. «Demonizzare gli uomini non serve, la violenza si previene insieme»: intervista a Mario De Maglie;
  11. 900990044, nasce il numero verde per gli orfani di femminicidio e le famiglie affidatarie;
  12. A braccia aperte: un libro sui figli delle vittime di femminicidio.

Se vivi una situazione di violenza, chiama il numero gratuito 1522, attivo 24 ore su 24. Puoi anche chattare con gli operatori. Qui la mappa dei centri a cui puoi chiedere aiuto.

Foto di Marco Ottico/Lapresse

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