La cultura è attivismo sociale

Demenza: i musei come strumento di inclusione

Dal MoMA di New York ai musei italiani, il welfare culturale è protagonista. Sempre più musei sviluppano programmi dedicati, con spazi di partecipazione e stimolazione cognitiva. L’iniziativa dei Musei toscani per l'Alzheimer punta a creare un coordinamento nazionale per ampliare l’accessibilità e il benessere attraverso il welfare culturale

di Nicla Panciera

Con l’aumento delle evidenze scientifiche sull’accesso alla cultura come strumento di benessere e inclusione, il concetto di welfare culturale è ormai al centro delle politiche sociali e sanitarie. Tra le iniziative più diffuse, ci sono i programmi museali dedicati alle persone con demenza, un fenomeno in crescita che interessa milioni di individui e le loro famiglie in tutto il mondo. Uno dei primi esempi di successo è stato il programma “Meet Me at MoMA” del Museum of Modern Art di New York, ormai quasi ventennale, che organizza visite interattive per persone con Alzheimer e i loro caregiver. L’iniziativa ha ispirato molte istituzioni culturali in tutto il mondo, compresi alcuni musei italiani che stanno sperimentando approcci simili.

Verso una rete nazionale

«I programmi museali per le persone con demenza si sono diffusi a livello globale, trovando spazio in contesti che fanno dell’accesso all’arte e alla cultura uno dei punti cardine della loro missione», come recita la presentazione del simposio “I Musei Italiani per la Demenza”, organizzato dai Musei toscani per l’Alzheimer con l’obiettivo di creare un coordinamento nazionale che, condividendo, aggregando e uniformando le iniziative, ne favorisca la diffusione in tutto il territorio nazionale.

L’attivismo dei musei

«Un museo non è solo una macchina di conservazione del patrimonio, è anche un luogo di pensiero contemporaneo rivolto al futuro. Quindi, anche i temi di partecipazione sociale, proprio come il focus sulla demenza, sono parte di un ragionamento più ampio di welfare culturale, dimensione di importanza crescente» ci spiega Michele Lanzinger, il presidente ICOM-Italia, principale network italiano di musei e professionisti museali, oltre 4300 professionisti, molti dei quali giovani.

«I musei si pongono in una situazione di attivismo nei confronti della società» evidenzia Lanzinger che ne osserva il percorso «dal ruolo educativo, di una ventina di anni fa quando il museo-laboratorio scolastico faceva scoprire le varie dimensioni naturalistica, storica, artistica o archeologica, a seconda dell’abito museale, fino al suo ruolo attuale di attore rilevante di costruzione di futuro, che presta attenzione a settori ampi della società. La cultura non è più un fattore di posizionamento sociale ma fattore strategico per lo sviluppo sociale delle comunità, motore di salute e coesione sociale».

Il “nuovo” museo

Secondo la nuova definizione Icom, «il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale, materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze».

Alla prima, più tradizionale, segue una seconda parte in cui si incontrano «tutti gli elementi partecipativi che mi fanno definire i musei delle macchine futuristiche che aiutano a elaborare un’idea di futuro e a orientare la nostra direzione di conseguenza» dice Lanzinger. «Il museo non è sede di “collezioni polverose” ma contribuisce alla creazione di idee che poi plasmano la società, sagomano le prospettive, il modo di vedere e di esserci da parte delle persone».

Nessuno nega sia necessario confrontarsi con argomenti relativi alla policy, ma è importante anche andare oltre le ragioni economiche, del fare cassa e di attrarre turismo culturale che, tra l’altro, destagionalizza i flussi. C’è qualcosa di più: «Immaginate un museo come il concetto di limite in matematica, per cui da qualunque parte lo si guardi e ci si arrivi, comunque ha il suo senso che è quello di costruire una visione su base culturale. I musei sono fattori di qualità sociale». Ecco perché la chiamata per la costituzione di una rete un coordinamento nazionale dedicato alla demenza sembra a Icom completamente naturale: «C’è tutto un humus dei professionisti museali che è pronto perché si riconosce in questa missione di costruzione su base culturale».

Benefici per tutti

I programmi per le persone con demenza prevedono percorsi adattati con l’uso di immagini, suoni e racconti per stimolare il coinvolgimento emotivo e cognitivo dei partecipanti. L’obiettivo è creare un ambiente accogliente, in cui le persone con demenza possano esprimersi liberamente e sentirsi parte attiva della comunità. Infatti, all’incontro ha partecipato anche Federazione Alzheimer Italia, le cui comunità amiche della demenza, le dementia friendly community, lavorano proprio nella stessa direzione: «L’obiettivo comune è rendere i musei sempre più inclusivi e far comprendere ai familiari che possono essere luoghi accoglienti e che stimolano le persone con demenza. Noi vediamo con favore l’iniziativa di una rete nazionale che aiuti a condividere e coordinare pratiche e obiettivi e che possa rendere omogenei certi percorsi, si pensi alla formazione di personale dedicato o all’integrazione delle varie iniziative oggi esistenti nelle politiche regionali e nazionali» spiega Mario Possenti, segretario generale della Federazione Alzheimer Italia. «Servirà anche valutare l’efficacia dei vari percorsi con studi scientifici» L’importanza di tali iniziative risiede non solo nei benefici diretti per i partecipanti, ma anche nell’impatto positivo sulle loro famiglie e caregiver. La possibilità di condividere un’esperienza culturale arricchente contribuisce a rafforzare il legame emotivo, riducendo l’isolamento sociale e migliorando il benessere complessivo. In un mondo in cui il numero di persone affette da demenza è destinato a crescere, iniziative di questo tipo rappresentano un passo avanti verso una società più attenta, empatica e solidale. A vantaggio di tutti: «Nessuno obbliga le persone ad andare al Museo, eppure ci vanno eccome» conclude Lanzinger «E ci ritornano più volte. Perché un museo intrattiene, soddisfa la naturale curiosità umana e il bisogno di socialità e di narrazione. Fa stare bene».

In apertura: Musei toscani per l’Alzheimer
Ph Giulia Del Vento @ Centro Pecci Prato

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