Economia
Csr, l’immagine non paga
Sacconi: «trovare il punto di equilibrio fra interessi diversi»
di Redazione
di Costantino Coros
«Fare CSR solo per immagine fa perdere opportunità di business, peggiora la competitività e incrina il rapporto di fiducia con gli stakeholders. Oggi, invece, trovandoci in una situazione di crisi economica, caratterizzata anche da una crisi di fiducia, la CSR può rappresentare un fattore strategico per ridare fiducia all’intero sistema». Questa è la posizione di Tom Dodd, CSR Policy Officer della Commissione Europea, espressa questa mattina a Roma durante i lavori conclusivi del quarto Forum ABI su La responsabilità dell’impresa e degli stakeholders: dalla teoria alla pratica.
«In questo momento abbiamo un incredibile opportunità a portata di mano» ha fatto notare Lorenzo Sacconi dell’università di Trento e direttore di EconomEtica «quella di andare verso un modello di CSR, cioè di governo allargato dell’impresa, che sia in grado di trovare il punto di equilibrio e il bilanciamento fra interessi diversi».
Questo approccio, secondo il professore, è in grado di creare valore anche in termini fiduciari per gli stakeholders, perché non trasferisce le criticità solo sui soggetti più deboli.
«Per esempio, equità, significa non buttare i soldi degli aiuti di Stato in un pozzo» spiega Sacconi, «ma finalizzarli a un obiettivo concreto e coerente con la CSR. Questo potrebbe essere il caso della riconversione dell’industria automobilistica verso la produzione di vetture con un miglior impatto ambientale».
Esigenze di profitto e sostenibilità devono andare insieme per uscire dalla crisi. «La responsabilità sociale» secondo il punto di vista di Angelo Failla, direttore della Fondazione IBM Italia, intervenuto nel corso della tavola rotonda conclusiva «dovrà essere parte della soluzione della crisi e non parte del problema».
17 centesimi al giorno sono troppi?
Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.