Politica estera

Cooperazione allo sviluppo, le ong: «Bene la programmazione triennale, ma non rimanga solo sulla carta»

Presentato alla Farnesina il documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo. Positiva la reazione delle organizzazioni della società civile - osc, anche se alcuni nodi restano, tra cui: la lentezza dei bandi, l’obiettivo ancora lontano di destinare lo 0,7% del Pil alla cooperazione allo sviluppo e le regole di ingaggio e trasparenza poco chiare del Piano Mattei. Vi raccontiamo com’è andata

di Anna Spena

Il 2 aprile si è tenuta a Roma, presso il ministero degli Affari Esteri, la XI Riunione del consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo dove si è espresso parere favorevole sul Documento triennale di programmazione e indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo. Sono intervenuti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, il viceministro Edmondo Cirielli e il direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo – Aics Marco Riccardo Rusconi. A moderare l’incontro Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Tra gli interventi anche quello delle amministrazioni, delle Regioni, di Cassa depositi e prestiti, delle università, degli enti pubblici e soprattutto dei rappresentanti della società civile. Tutte realtà che compongono il Consiglio Nazionale per la cooperazione allo sviluppo che riunisce oltre 70 tra i principali soggetti pubblici e privati, profit e non profit, della cooperazione allo sviluppo.

Che cos’è il documento

Il documento triennale di programmazione e indirizzo (dtpi) 2024-2026 rappresenta la guida strategica per la cooperazione italiana allo sviluppo nei prossimi tre anni. Il documento definisce priorità, settori di intervento e aree geografiche su cui si concentrerà l’impegno dell’Italia che – stando alle 88 pagine che lo compongono – dovrebbe eleggere la cooperazione allo sviluppo come pilastro della politica estera del Paese. «L’Italia vuole essere un punto di riferimento e protagonista in tutti i teatri chiave. L’Africa rappresenta una priorità assoluta», ha sottolineato Tajani.

Il dtpi è previsto dall’art. 12 comma 2 della legge 125/2014 e si rivolge all’intero sistema della cooperazione italiana allo sviluppo, nelle sue componenti pubbliche e private. Sulla visione strategica si legge: «La cooperazione allo sviluppo è parte integrante e qualificante della politica estera italiana, volta alla promozione della pace, della giustizia e della stabilità. In questo quadro, il documento triennale di programmazione e indirizzo 2024-2026 traduce operativamente il ruolo della cooperazione allo sviluppo anche quale uno dei pilastri strategici del Piano Mattei e si ispira a quest’ultimo per la sua azione nei Paesi e settori di intervento. In un contesto internazionale segnato da forti spinte demografiche, emergenze climatiche e conflitti, l’Italia si propone di stimolare la crescita economica e valorizzare il capitale umano di ciascun Paese partner, di rafforzare la resilienza socio-economica delle popolazioni in situazioni di vulnerabilità, in particolare in Africa, di fornire un contributo determinante per rispettare la tabella di marcia dettata dall’Agenda 2030».

Per il triennio in oggetto il dtpi individua sette aree di intervento prioritario: Africa, Europa orientale, Balcani, Medio Oriente, Asia, America Latina e i Piccoli Stati Insulari in Via di Sviluppo (sids) a alcuni settori strategici tra cui istruzione e lavoro dignitoso; agricoltura e sicurezza alimentare; ambiente e cambiamento climatico; salute e accesso ai servizi sanitari, soprattutto in contesti remoti o colpiti da conflitti. Inoltre, si legge nel documento «la visione strategica della Cooperazione italiana che si intende portare avanti nel triennio 2024-26 è imperniata sui 5 Pilastri dell’Agenda 2030: persone, pianeta, prosperità, pace e partenariato». Nel testo si conferma anche l’intenzione di un allineamento pluriennale dell’Italia agli standard internazionali in materia di aiuto pubblico allo sviluppo (aps) con l’obiettivo di avvicinarsi allo 0,7% del prodotto nazionale lordo. La cornice proposta dal documento non può che essere condivisa. Ma gli obiettivi saranno davvero raggiunti?
«È un documento molto importante», ha sottolineato il viceministro Cirielli. «Le organizzazioni della società civile svolgono un lavoro straordinario che lo Stato non potrà mai fare perché c’è una diversa motivazione di fondo: noi ci muoviamo per la politica estera, loro invece per un fattore umanitario».

Le reazioni della società civile tra apprezzamenti e criticità

Un dato di fatto incontrovertibile è che dalla presentazione del documento la cooperazione italiana allo sviluppo sembra essere una piccola isola felice rispetto al vuoto che aumenta attorno. Certamente è una considerazione che va contestualizzata al momento storico attuale: dal taglio dei fondi Usaid, fino allo smantellamento della stessa Agenzia, alle decisioni di altri Paesi europei che hanno già annunciato un taglio degli aiuti come Belgio, Svizzera, Germania o Paesi Bassi. I commenti dei componenti del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo – tra cui quelli della società civile hanno, pur sottolineandone alcune criticità, elogiato lo spirito dello scritto.

«Il nostro parere sul Piano è sostanzialmente favorevole», ha spiegato Maria Egizia Petroccione, head of International policy and advocacy di Save the Children, che ha partecipato alla presentazione in rappresentanza del gruppo di lavoro due “Strategie e linee di indirizzo della cooperazione italiana allo sviluppo”. «Buona parte dei nostri contributi è stata integrata nella versione finale del documento. Lo riteniamo uno strumento di lavoro utile per tutti. Sottolineiamo una criticità sul metodo: il piano triennale copre gli anni 2024, 2025 e 2026. Ma siamo già quasi a metà del 2025, quindi a metà del suo ciclo di vita. Siamo consapevoli che la procedura che porta all’approvazione è particolarmente farraginosa, andrebbe quindi snellita».

«Questo documento è un messaggio positivo per l’Italia», ha ammesso il portavoce della rete di ong Link 2007 Roberto Ridolfi. Nel dtpi il Piano Mattei viene citato moltissime volte: «Ma le regole di ingaggio e trasparenza del Piano vanno riviste quanto prima. Come vengono scelti i progetti ancora non è chiaro a nessuno». Ridolfi è intervenuto come anche in qualità di portavoce del gruppo di lavoro 3 “Ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo”. «Nel Piano Mattei le medie imprese non hanno ancora avuto spazio». 

Che le osc siano parte integrante e qualificante della politica estera del Paese l’ha ricordato anche Ivana Borsotto, in rappresentanza della Rete di ong Aoi, e presidente di Focsiv. Che però ha ammesso: «Questa definizione è ancora una meta non che non è stata del tutto raggiunta. Non siamo ancora un sistema». E sullo 0,7% del prodotto nazionale lordo alla cooperazione allo sviluppo: «Dobbiamo fare dei passi avanti».

Non si può parlare di cooperazione internazionale allo sviluppo senza tenere conto del momento così drammatico che il settore sta vivendo. L’ha ricordato il segretario generale Fondazione Avsi Giampaolo Silvestri: «Da un giorno all’altro sono spariti dal tavolo 40 miliardi di dollari. Con i tagli Usaid è venuto meno il principale donatore mondiale. 600mila dei nostri beneficiari ricevevano assistenza grazie a quei fondi. A malincuore abbiamo dovuto lasciare a casa 480 colleghi. Dobbiamo essere orgogliosi di questo documento perché – al netto dei nodi già segnalati – si dice in maniera esplicita che la cooperazione allo sviluppo è parte integrante della politica estera. Che è volta alla promozione della pace, della giustizia, della stabilità. E nel contesto di oggi questa cosa non è scontata. Nel documento è compresa la visione multi stakeholder, che è un bene da difendere». 

Secondo don Dante Carraro, il direttore dei Medici con l’Africa Cuamm «La cooperazione italiana sta andando in controtendenza ed è un bene da tutelare. E salutiamo con enfasi il capitolo del documento dedicato al tema salute e al supporto dei sistemi sanitari africani».

Il gruppo di lavoro numero uno “Seguiti dell’Agenda 2030: efficacia, coerenza, valutazione” è guidato da Luca De Fraia, segretario generale di ActionAid Italia. «Abbiamo accolto con soddisfazione che nel documento conclusivo si faccia un spesso all’ efficacia». 

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