Economia

Confcoop: +5,5% di occupazione

Parole del presidente Luigi Marino nella sua relazione (scaricabile online) in l'assemblea nazionale

di Redazione

Un sistema di 20.500 cooperative aderenti, 535.000 persone occupate, 61 miliardi di euro di fatturato e 3.130.000 soci. Stiamo parlando di Confcooperative che ad oggi garantisce una crescita dell’occupazione del 5,5 per cento in due anni. Sono questi i numeri elencati stamani dal presidente Luigi Marino durante l’assemblea nazionale Confcooperative. «È straordinaria questa crescita perdurante a dispetto della crisi lunga, insidiosa e logorante. A questa prova verità – ha esordito Marino – le cooperative reagiscono meglio delle altre imprese (in Italia, come nel resto d’Europa e in altri grandi Paesi). Continuano a incrementare l’occupazione (+ 3 per cento nel 2010). Più 5,5 per cento negli ultimi due anni. Si concretizza così la funzione sociale di cui parla la Costituzione all’art. 45». E ha aggiunto: «L’esercizio di questa funzione sociale ha un prezzo. Gli utili dell’esercizio in corso saranno un terzo circa rispetto all’ultimo anno precrisi. Poiché le cooperative non traggono capitali dal mercato, diventa più impervia la loro strada quando è ora di rilanciare gli investimenti». E conclude: «Sia ben chiaro: in questo momento chiediamo una politica cooperativa che non costi un euro in più. Chiediamo – ha precisato Marino – una politica di concorrenza, di legalità, di parità di accesso agli strumenti disponibili».

DIECI ANNI E UN BILANCIO – «Si è chiuso il primo decennio del XXI secolo – ha poi precisato Marino – è stato un tempo di avanzata strutturale delle 20.300 cooperative che rappresentiamo: +17 per cento i soci cooperatori (ora 3 milioni e 100.000); + 73,5 per cento l’occupazione (oggi 534.966 unità); +79 per cento il fatturato (oggi a 61 miliardi di euro); +166 per cento la raccolta delle BCC (oggi 151 miliardi). Il patrimonio netto è quasi raddoppiato (+98 per cento, oggi è a 31 miliardi) e il capitale sociale è stato aumentato del 143,7 per cento. È una avanzata più significativa perché sconta rallentamenti e arretramenti dovuti alla crisi, alla competizione più feroce, alla patologia persistente dei pagamenti ritardati, alla concorrenza fraudolenta di contratti dumping, alle discriminazioni che a volte – ha spiegato Marino – penalizzano le cooperative».

LA POLITICA – «Sulla riforma fiscale si concentrano aspettative irrealistiche – ha quindi spiegato Marino guardando al dibattito di questi giorni – come quelle di una drastica riduzione delle tasse. Dalla riforma ci attendiamo che sradichi l’evasione e renda la vita più difficile alla corruzione. Ci attendiamo una linea di semplificazione fiscale. Ci attendiamo di puntare meno sui redditi personali e più sulle cose e i consumi». In merito alla necessità di rilanciare la crescita, il presidente Confcooperative ha chiosato: «Le riforme come il federalismo fiscale, i diversi processi di semplificazione, le novità nella Pubblica Amministrazione, la riforma universitaria, la conversione on-line del rapporto con gli uffici pubblici, sono azioni che costruiscono un motore più efficiente. Ma hanno effetto in tempi lunghi. Mentre la cosa fattibile e dagli effetti tempestivi è lo scatto di reni degli imprenditori e dei cooperatori italiani, lo scatto di energia della società civile, lo scatto di responsabilità delle parti sociali».


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