In libreria dal 18 novembre Il perdono di Erba (Àncora, 144 pagine, 14 euro) di Carlo Castagna e Lucia Bellaspiga. Eccone uno stralcio.
Una comunità gestita da suore, dove decine di detenuti scontano l’alternativa al carcere, mi ha invitato di recente a parlare a quei ragazzi, alcuni dei quali tossicodipendenti. Quando ho finito di parlare erano scossi all’idea che si cade, ma ci si può anche rialzare. Uno mi ha chiesto: «Allora si può anche essere perdonati!». Io dico che, se eliminiamo questa possibilità di ricominciare, azzeriamo qualsiasi speranza. Se penso a Olindo e Rosa […] diventati altre persone dalle belve che agirono quel giorno, cosa potrei sperare di più? Il ritorno in vita dei miei cari non più, dunque altra speranza più grande non la posso avere. […] Io non offro il mio perdono, lo manifesto. Il perdono serve a me, non a loro. Chi sono io per offrire il mio perdono? A chi? Uno mi può rispondere: e chi lo vuole? Chi te l’ha chiesto? Il primo peccatore sei tu? Ed è vero. Ho ritenuto che non dovessi vivere odiandoli, sarebbe stato per me una tragedia. Io vivrei di angoscia se passassi le mie ore nel livore, macerato dall’odio. Il perdono invece rende liberi, aiuta a dimenticare, non nel senso che scordo i miei cari, ma quando penso che sono morti sento solo che non li ho più, non che sono stati uccisi. […] Se invocassero il perdono, non da me, dal Padre, il macigno che hanno nel cuore potrebbe frantumarsi e allora noi potremmo piangere finalmente insieme, io per aver perso i miei cari, loro per aver ucciso, e sarebbe davvero un pianto tra fratelli ritrovati.
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