Welfare

Carcere, orario ridotto del 50% per gli psicologi

Riceviamo e pubblichiamo la denuncia della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia (Cnvg)

di Redazione

Con il decreto del Presidente del Consiglio del 19.03.2008 si dà finalmente avvio al trasferimento della sanità penitenziaria al S.S.N., in attuazione della l. 230/1999. Ci sono voluti 9 anni perché le persone in carcere potessero godere dello stesso trattamento riservato a tutti i cittadini per la tutela della salute, ma a quanto pare il Dpcm non sembra del tutto garantire ancora quella psichica. Medici e paramedici penitenziari passano in forza alle Asl, ma dal provvedimento rimangono esclusi i 480 psicologi (esperti ex art. 80) che svolgono attività di consulenza per l?Amministrazione penitenziaria in regime trentennale di precariato. Nel passaggio, solo 16 psicologi di ruolo nel settore adulti transitano alle Asl ed a loro viene riconosciuto una funzione dirigenziale (detto personale proviene da ruoli diversi dell?Amministrazione penitenziaria e con una riqualificazione interna ha assunto tali mansioni). I 39 psicologi già vincitori di concorso pubblico non sono stati mai assunti.
La Cnvg esprime solidarietà ai 480 psicologi che sono stati inspiegabilmente discriminati. C?è da chiedersi quale logica abbia guidato la decisione che l?attività degli psicologi fosse espropriata della funzione di cura del disagio psichico, propria delle competenze di tali professionisti. L?Amministrazione Penitenziaria opera artificiose frammentazioni interne al ruolo dello psicologo, il quale viene chiamato in causa per la sola convalida dei percorsi trattamentali nell?ambito dell?osservazione di personalità ed esclude che i detenuti fino ad allora osservati, possano avere diritto al trattamento psicologico, qualora necessario.
Si ha inoltre l?impressione che l?impiego temporaneo degli psicologi ministeriali presso le Asl, “a titolo non oneroso” per l?accoglienza dei nuovi giunti ed eventuale sostegno psicologico all?ingresso, venga considerato un servizio del tutto marginale e non risolutivo dei bisogni presenti. È ben noto infatti che nella popolazione detenuta il disagio psichico, sia esso preesistente od anche causato dalla pesante condizione detentiva, assume proporzioni assai rilevanti che richiederebbe un adeguato e costante supporto da parte degli psicologi in tutto il percorso detentivo.
La Cnvg esprime preoccupazione per la drastica riduzione di oltre il 50% dell?impegno professionale degli psicologi, riducendo a circa 6 minuti al mese per detenuto l? intervento psicologico. Si assiste così al totale annullamento di professionalità e servizi, rendendo oltremodo più precarie le posizioni di diritto della popolazione detenuta.
Auspichiamo pertanto che la questione possa essere riesaminata e risolta all?interno di un riassetto più generale del sistema penitenziario, le cui gravi carenze si trascinano da molti anni e vengono puntualmente denunciate non solo dal Volontariato, ma da tutti gli operatori istituzionali della Giustizia.

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