Adozioni internazionali
Starita: «Benvenuti single, ma il punto di partenza sono sempre i bambini (quelli reali)»
Che cosa cambia nel sistema delle adozioni internazionali ora che la Corte costituzionale le ha aperte anche alle persone single? Quali e quanti sono i Paesi che lo prevedono? Cosa devono sapere i single? E i Tribunali, che faranno? Intervista a Vincenzo Starita, vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali

Che cosa cambia nel sistema delle adozioni internazionali ora che la Corte costituzionale le ha aperte anche alle persone single? Quali e quanti sono i Paesi che la prevedono? Cosa devono sapere i single, al di là dell’entusiasmo iniziale? Come devono cambiare i percorsi che preparano all’adozione? E i Tribunali, che faranno? Tante domande per il vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali, Vincenzo Starita.
Dopo la sentenza della Corte costituzionale, tecnicamente e operativamente, che cosa cambia per le persone singole? Potranno presentare da subito domanda ai 29 tribunali per i minorenni?
La sentenza della Corte costituzionale, essendo di accoglimento, entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, avvenuta nel caso specifico il 26 marzo. Da quel momento le persone singole possono rivolgersi ai Tribunali per i minorenni e ai servizi territoriali per avviare il percorso che porterà poi alla loro valutazione ai fini dell’emissione del decreto di idoneità per l’adozione internazionale.
Che cosa è importante evidenziare di questa sentenza?
Tre aspetti, a mio giudizio, sono fondamentali. Il primo aspetto è che la sentenza costituzionale è abbastanza chiara nell’evidenziare che l’illegittimità costituzionale riguarda l’articolo 29 bis, comma 1 della legge 184 del 1983 con un rinvio all’articolo 6, ma non riguarda completamente l’articolo 6 della legge sulle adozioni.
Questo cosa significa?
Significa che al momento la disciplina delle adozioni nazionali rimane immutata. Quindi allo stato attuale per le adozioni nazionali soltanto le coppie potranno fare domanda di adozione. Questo si evince a livello interpretativo anche da un altro aspetto. La Corte costituzionale rigetta un’eccezione dell’Avvocatura dello Stato che riguardava proprio gli effetti della pronuncia: l’Avvocatura poneva il problema che attraverso la pronuncia richiesta, relativa all’emissione di un decreto di idoneità a favore dei singoli, si venisse poi a determinare poi un differente trattamento tra la disciplina dell’adozione nazionale e quella dell’adozione internazionale. Qui la Corte (il riferimento è al punto 8 del “ritenuto in fatto” della sentenza, ndr) fa un passaggio importante, perché richiamando la legge 87 del 1953 – legge che disciplina il funzionamento della Corte costituzionale – dice che laddove vi è una divergenza intollerabile tra due discipline, la Corte ha la possibilità di intervenire e quindi di risolvere questa divergenza intollerabile nel momento in cui è chiamata a decidere. In questo caso specifico la Corte avrebbe potuto tranquillamente dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’intero articolo 6 sotto questo aspetto, ma non lo ha fatto. Lo sottolineo perché su questo punto ho letto di tutto.
E questo cosa ci dice?
Da giurista posso solo dire che evidentemente la Corte non ha ritenuto la divergenza intollerabile in questo momento. Questo non esclude che in futuro qualche tribunale possa sollevare un’altra questione di legittimità costituzionale, così come non esclude che il legislatore possa intervenire per modificare la legge. Di fatto oggi i single, per effetto di questa decisione, potranno fare domande di adozione all’estero ma continueranno a non poter fare domanda di adozione nazionale. Le persone singole che desiderano adottare si potranno rivolgere soltanto all’adozione internazionale: questo avrà conseguenze sulle domande.
Avete già sentore di quante potrebbero essere le richieste da parte di single?
Numericamente no, ma già abbiamo indicatori che dicono che saranno numerose. In tanti hanno già contattato il nostro centralino o scritto mail per avere informazioni relative alla procedura da seguire, per chiedere “a chi dobbiamo rivolgerci”. Soprattutto sappiamo che gli enti autorizzati hanno già ricevuto numerosissime domande da parte di singoli, di carattere informativo. Quindi noi dobbiamo immaginare che nei prossimi mesi – ovviamente ci vorrà del tempo – verranno depositate numerose richieste di idoneità da parte di single, che poi il tribunale dovrà valutare andando quindi a decidere se emettere o meno dei decreti di idoneità.
La Corte costituzionale ha motivato l’apertura ai single facendo riferimento ad un tema di diritti individuali – lesione del diritto alla vita privata e alla vita familiare – ma anche collegandola esplicitamente al calo di coppie disponibili all’adozione internazionale, che limiterebbe secondo la Corte la possibilità per i bambini di trovare famiglia. È così? Posto che sappiamo che ci sono in realtà tantissime coppie in attesa e che pure il numero dei bambini adottabili con l’adozione internazionale è in calo…
È vero, la Corte correla il diritto alla vita privata e familiare anche alla finalità di questo desiderio, che è quello di garantire una tutela effettiva ai minori abbandonati, che sono gli unici portatori di un diritto. Su questo dobbiamo essere tutti molto chiari e la Corte stessa lo chiarisce per l’ennesima volta molto bene: si parla del diritto del minore a trovare una famiglia stabile, mentre tutti i genitori – che sia coppia o singolo non fa differenza – sono portatori soltanto di un interesse, per quanto qualificato, ma non di un diritto. Venendo alla sua domanda, la Corte – richiamando i dati della Cai e del ministero della Giustizia – afferma che c’è una riduzione progressiva delle domande di idoneità da parte delle coppie, che determina una riduzione dell’effettività della tutela per i minori in stato di abbandono, perché ci sono meno domande rispetto ai minori che desiderano essere adottati. Quindi i single possono servire a coprire questo vuoto, ad armonizzare la domanda con l’offerta, a riequilibrare il sistema.
Su un punto dobbiamo essere tutti molto chiari: si parla del diritto del minore a trovare una famiglia stabile, mentre tutti i genitori – che sia coppia o singolo non fa differenza – sono portatori soltanto di un interesse, per quanto qualificato, ma non di un diritto
Vincenzo Starita, vicepresidente Cai
Questa è la tesi dichiarata. È davvero così?
Questo è un inciso corretto, ma che va attentamente spiegato. Perché? Perché la Corte, come è normale che sia, non va a esaminare le motivazioni per cui si è verificato questo calo delle domande di idoneità all’adozione internazionale da parte delle coppie. Ma chi, come me, in qualche modo governa il sistema della protezione internazionale, sa perfettamente che le ragioni di questo calo derivano soprattutto dal fatto che negli ultimi anni abbiamo avuto una riduzione dell’offerta dei minori adottabili, o meglio, c’è stato un mutamento importante dal punto di vista qualitativo nelle caratteristiche dei minori adottabili per cui i Paesi di origine cercano una famiglia. Il motivo per cui la disponibilità all’adozione internazionale si è ridotta è che le coppie si sono sempre più rese conto che all’estero si adottano sempre più bambini portatori di bisogni speciali: siamo in una percentuale che sta stabilmente tra il 65% e il 70%. Ovviamente non sto dire a lei quali sono i bambini portatori di bisogni speciali e a ricordare che non si tratta necessariamente e solamente di disabilità. Altrettanto ovviamente, le difficoltà connesse con questa tipologia di adozione crescono. Quindi cosa è certa: questo dato di contesto è sicuramente il fattore principale – ce ne sono anche altri – che ha determinato una riduzione nella disponibilità all’adozione da parte delle coppie italiane. Non è un’accusa: ci tengo anzi a sottolineare la grandissima disponibilità di accoglienza di tante nostre coppie, siamo i primi al mondo ad adottare bambini con special needs. Però da vicepresidente della Cai non posso tacere che accanto a questa grande disponibilità abbiamo anche tante coppie in attesa che non sono disponibili ad adottare i bambini con le caratteristiche che ho appena descritto. L’offerta di questi bambini effettivamente è superiore rispetto alla disponibilità attuale delle coppie italiane. Quindi i single, se danno questa disponibilità, daranno una grossa mano e soprattutto daranno un futuro a tanti bambini, che è la cosa più importante.
All’estero si adottano sempre più bambini con bisogni speciali: la percentuale sta stabilmente tra il 65% e il 70%. L’offerta di bambini con queste caratteristiche effettivamente è superiore rispetto alla disponibilità attuale delle coppie italiane. I single, se danno questa disponibilità, daranno un futuro a tanti bambini
Quindi la sostanza è che quando i single, di qui a breve, potranno adottare, dovranno avere bene in mente il contesto reale dell’adozione internazionale.
Sì. Io credo che sarà importantissimo indirizzare le domande che arriveranno dalle persone singole, perché se i single – legittimamente – dovessero cercare solo minori in tenera età o perfettamente sani questo farà sì che i tempi di attesa si allungheranno per tutti, single e coppie. E già i tempi oggi sono molto lunghi: nel 2024 i tempi medi di attesa dal momento del conferimento dell’incarico all’adozione sono stati di tre anni e sette mesi, quindi si sono allungati rispetto agli anni precedenti quando si erano assestati intorno ai tre anni. A livello di sistema quindi avremmo un progressivo scoraggiamento prima da parte delle coppie, poi anche da parte dei single. Le disponibilità dei single possono essere estremamente utili a rispondere all’esigenza dei minori con bisogni speciali che concretamente sono i minori che oggi di fatto stanno nel sistema dell’adozione internazionale. Quindi io mi auguro che ci sarà una disponibilità diffusa da parte dei singoli – così come da parte delle coppie – ad adottare soprattutto bambini grandicelli, cioè di età superiore ai sette anni.
Si dirà che ci si aspetta che i single adottino i bambini che le coppie non vogliono…
No, no, assolutamente. Nessuno limita il diritto dei singoli a desiderare bambini piccoli o di tenere età o sani, però deve essere chiaro che con un decreto di idoneità di questo tipo l’iter adottivo si allunga. E non perché le coppie vengano prima dei single, ma solo perché i bambini che hanno bisogno di essere adottati non hanno, prevalentemente, quelle caratteristiche. È un dato di realtà. È lo stesso lavoro di informazione che stiamo facendo negli ultimi anni con le coppie: nel momento in cui fanno domanda su un Paese devono conoscere quali sono le caratteristiche reali dei minori adottabili in quel Paese. La stessa conoscenza realistica di cosa sono oggi le adozioni internazionali deve essere data anche ai single, perché, ripeto, al di là dell’entusiasmo iniziale l’effetto che si potrebbe determinare se questa informazione non passasse in maniera chiara è un ingolfamento delle domande e un allungamento ulteriore dei tempi di adozione. Noi non dobbiamo illudere nessuno, né i single né le coppie. Insisto tanto su questo perché noi abbiamo indicazioni molto forti da parte di alcuni Paesi, soprattutto sudamericani e dell’Africa, che chiedono proprio questa disponibilità da parte degli aspiranti genitori adottivi: la disponibilità ad adottare bambini di età superiore a sette anni, quindi ragazzini di 9, 10, anche 13 anni. La richiesta è proprio questa, “dateci una mano a far adottare bambini un po’ più grandicelli”. È ovvio che sono percorsi di adozione complessi, però io sono anche convinto che una persona single – che immagino non arriverà alla scelta di adozione in età giovanissima, ma avrà attraversato anche periodi di solitudine – sarà ancora più in grado di entrare in empatia con questi minori di età preadolescenziale o adolescenziale che chiedono solo di essere accolti e di trovare finalmente una famiglia con cui costruire il futuro. Questo senza dubbio è un elemento che deve essere attenzionato da parte di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, in primis dai Tribunali per i minorenni e dai servizi territoriali. Deve entrare chiaramente nell’ambito dei percorsi formativi.

L’abbinamento, lo sappiamo, è «di unica competenza dello Stato di origine del minore stesso»: all’Italia in quanto Stato di accoglienza spetta solo il compito di riconoscere l’idoneità o meno ad adottare. Ma quanti sono i Paesi che ammettono adozioni per le persone singole e quanti invece la escludono?
Le indicazioni sulla legislazione di ogni singolo Paese già sono contenute sul sito della Cai, cercandole Paese per Paese. Stiamo però preparando uno studio molto dettagliato in questo senso, che riguarda non solo i Paesi in cui siamo già operativi ma anche quelli dove sono presenti enti autorizzati ma in questo momento non operativi. Stiamo lavorando con il Servizio Sociale Internazionale e “mapperemo” non solo le legislazioni ma anche le prassi applicative dei singoli Paesi, le linee guida di cui si sono eventualmente dotati perché lì magari potrebbe essere prevista – ad esempio – una preferenza per le coppie sposate. Renderemo disponibili in modo chiaro tutte le informazioni, mostrando i Paesi dove è possibile l’adozione da parte dei single e quali sono eventualmente le limitazioni: l’obiettivo è proprio quello di aiutare le persone nella scelta del Paese. Nella maggioranza dei Paesi l’adozione per i single è prevista, cito solo l’India, la Colombia, il Vietnam, le Filippine. Ma ci sono anche Paesi per noi importanti dove non è ammessa, a cominciare dall’Ungheria, che è il paese dove noi oggi facciamo più adozioni. La stessa cosa vale per la Bulgaria, la Repubblica Ceca, il Burkina Faso, il Ghana, il Madagascar, il Salvador, l’Armenia, la Thailandia. Altri Paesi la prevedono ma con tutta una serie di distinguo: ci sono Paesi che danno esplicita priorità alle coppie sposate, quindi l’adozione è subordinata all’assenza di coppie sposate idonee ad adottare quel minore: è il caso del Congo Brazzaville, del Cile, del Perù, della Polonia. Altri la consentono con tutta una serie di specificazioni, per esempio mettendo limitazioni di età oppure prevedendo che il minore debba avere lo stesso sesso dell’aspirante genitore single. Il panorama è molto variegato.
Stiamo lavorando con il Servizio Sociale Internazionale e “mapperemo” non solo le legislazioni ma anche le prassi applicative dei singoli Paesi, perché lì magari potrebbe essere prevista – ad esempio – una preferenza per le coppie sposate
Avete avuto delle reazioni da parte dei Paesi esteri?
Assolutamente no, esiste la sovranità nelle scelte di carattere legislativo di ciascun Paese. Vedremo nel momento in cui arriveranno le domande di adozione che tipo di atteggiamento avranno le varie autorità centrali: questo lo potremmo capire soltanto in concreto. La Convenzione dell’Aja prevede l’adozione da parte del singolo, quindi noi come Commissione chiederemo che ci sia il rispetto assoluto dei principi della Convenzione e vigileremo perché questo accada e non ci siano discriminazioni di sorta: ovviamente là dove non siano previste limitazioni specifiche dalle normative dei singoli Paesi.
Fra le obiezioni che sono sorte, una riguarda il fatto che l’adozione ha sempre più bisogno di essere accompagnata. Di una rete di supporto. Se già una coppia fa fatica, figuriamoci una persona sola.
Intanto la sentenza pone moltissima attenzione – e da magistrato minorile non possono non avere a cuore questo aspetto – al fatto che l’idoneità del single all’adozione non è riconosciuta in astratto e a priori ma deriva da una valutazione in concreto della capacità genitoriale della persona specifica. E questo è un dato. Ed è importante che la Corte evidenzi che è possibile supplire al fatto che non ci siano tutte e due le figure parentali di riferimento attraverso una rete familiare, che dia delle garanzie di supporto. Questo è un passaggio importante, perché la Corte evidentemente si rende conto di quanto è complesso il fenomeno adottivo. Ci sarà quindi una rete familiare di aiuto, di sostegno, di supporto per un single. Ma io voglio dire di più: in questo momento la sfida dell’accompagnamento delle famiglie adottive deve coinvolgere non solo la rete familiare, ma tutta la rete sociale. Le famiglie adottive non possono rimanere sole e a maggior ragione non possiamo lasciare soli dei single che adottano, soprattutto se i bambini hanno special needs. Quindi i servizi territoriali, i servizi socio-sanitari, le associazioni familiari, gli enti autorizzati devono dedicare cura e attenzione a queste famiglie nuove che si vengono a costituire, questo sarà veramente fondamentale. La Corte giustamente focalizza la propria attenzione nella valutazione dell’idoneità sulla rete familiare, ma noi dobbiamo preoccuparci che questo sostegno sia ancora più esteso a tutta la rete sociale.
C’è il rischio che i tribunali interpretino diversamente o mettano in campo prassi differenti nella valutazione dell’idoneità dei singoli?
Io mi auguro di no. Però sappiamo che già oggi la valutazione dell’idoneità genitoriale non è perfettamente univoca su tutto il panorama internazionale: abbiamo delle prassi profondamente diversificate. In Spagna per esempio, dove pure la componente regionale è molto forte, sono arrivati ad avere uno stesso strumento per la valutazione dell’idoneità delle coppie, utilizzato da tutti i tribunali. In Italia questo non è ancora accaduto. Posso però anticipare che uno degli obiettivi della Commissione per il prossimo anno, in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti, sarà quello di avviare riflessioni e percorsi con tutti gli stakeholder per capire se è possibile cominciare a pensare a delle linee guida comuni sulla formazione pre-decreto di idoneità, un po’ come abbiamo già fatto con le linee guida per la formazione post-conferimento dell’incarico. Secondo me c’è bisogno di uniformare i percorsi di formazione delle persone, coppie o singoli, che si candidano all’adozione ed è sempre più importante che gli enti autorizzati e la Cai siano presenti anche in questa fase iniziale proprio per dare una rappresentazione realistica dell’adozione internazionale e delle caratteristiche dei minori che vengono adottati, come dicevo prima. Un altro tema che dobbiamo assolutamente attenzionare fin dall’inizio è il diritto alle origini. I genitori adottivi – single o coppia, adozione nazionale o internazionale – devono sapere chiaramente che l’idea dell’adozione come qualcosa che taglia ogni relazione con eventuali familiari o comunque con precedenti figure di riferimento importanti per il minore, è un’idea superata.

Un tribunale nella sua valutazione per dare o meno l’idoneità – e abbiamo visto che verrà valutata anche la rete familiare di riferimento – può indagare l’orientamento sessuale della persona singola?
Non è possibile entrare in valutazioni di questo tipo.
I servizi e gli enti sono pronti o serve un cambiamento nei percorsi proposti che finora sono stati pensati e strutturati per le coppie?
È evidente che ci sono alcuni aspetti comuni e altri aspetti che meritano un approfondimento specifico. È evidente che un genitore solo si deve far carico di una serie di competenze che nella coppia vengono suddivise o esercitate dall’altro genitore. Quindi essere genitore single richiede una capacità genitoriale rafforzata e per questo – ribadisco – si deve costruire una rete familiare e sociale attorno a queste famiglie, per sostenerle.
Nel 2024 le adozioni sono passate da 478 a 536 e i minori adottati sono stati 690. Ciò che è davvero rilevante però è preparare un futuro in cui noi comprendiamo che l’adozione è finalizzata a dare una risposta ai bisogni dei bambini che in concreto esistono. Ragionare di bambini in astratto crea soltanto delle false aspettative
Cosa possiamo anticipare rispetto ai dati del 2024. In questi giorni si è parlato di un +13%, dopo tanti anni di segni meno.
Sì, la crescita c’è stata. I dati complessivi verranno inseriti a breve sul sito della Commissione, ma esaminando i Paesi uno ad uno si trovano giù tutti i numeri relativi ai minori adottati, anche con delle sorprese. Nel 2024 le adozioni sono passate da 478 a 536 e i minori adottati sono stati 690. Io mi rendo conto che i numeri sono importanti per chi fa informazione, però non è questo il dato più rilevante. Il calo delle adozioni internazionali è endemico e strutturale: il nostro Paese ha reagito meglio di moltissimi altri Paesi nel mondo e nel complesso il sistema italiano tiene. L’anno prossimo potrebbero essere qualcuno in meno o qualcuno in più: ciò che è davvero rilevante è preparare un futuro – lo ribadisco per l’ennesima volta – in cui noi comprendiamo che l’adozione è finalizzata a dare una risposta ai bisogni dei bambini che in concreto esistono. Ragionare di bambini in astratto significa soltanto creare delle false aspettative. Noi dobbiamo utilizzare le adozioni per i bambini che esistono in concreto e dobbiamo fare degli sforzi perché si facciano delle buone adozioni, perché ci siano delle coppie capaci di rispondere alle esigenze e ai bisogni di questi minori, che sono bisogni molto complessi. L’adozione sta diventando sempre di più un fenomeno straordinario ma difficile: questa è la questione.
In apertura, foto di Sarah Rk su Unsplash
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