Legge di bilancio 2025

Articolo 112, Pannuti: «Una misura inaccettabile, il Governo faccia marcia indietro»

«Imporre un rappresentante del Ministero dell'Economia e delle Finanze nei collegi di revisione o sindacali degli enti di Terzo settore? Un'ingerenza indebita e sproporzionata». L'intervento della presidente di Fondazione Ant

di Raffaella Pannuti

Restiamo francamente allibiti nell’apprendere le “misure di potenziamento dei controlli di finanza pubblica” che si vorrebbero introdurre con la prossima Legge di Bilancio. 

Pensare di inserire, come recita l’articolo 112, «la presenza di un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) nei collegi di revisione o sindacali di società, enti, organismi e fondazioni che ricevono, anche in modo indiretto e sotto qualsiasi forma, contributi a carico dello Stato, di entità significativa» (fissata dai 100mila euro) ci sembra inaccettabile. 

Non solo perché si configurerebbe un’ingerenza indebita da parte dello Stato, ma soprattutto perché la misura è di fatto sproporzionata: il nostro ordinamento sottopone già correttamente il Terzo Settore a controlli e rendicontazioni che ne garantiscono la trasparenza. La presenza di un funzionario del Ministero delle Finanze nei collegi di revisione non sarebbe altro che un vincolo burocratico in più, oltre che una strategia difficilmente realizzabile se si ragiona sul numero reale degli Enti di Terzo settore presenti nel nostro Paese. 

La prospettiva va cambiata: i contributi pubblici non devono essere visti come un contributo assistenziale ma come un investimento in termini di risorse su enti che, per loro stessa natura, ne sono moltiplicatori. 

Ci auguriamo che questo articolo venga stralciato dalla Finanziaria e che invece si cominci a pensare in maniera concreta ai decreti attuativi della Legge del Terzo settore che spettiamo ormai da anni.

17 centesimi al giorno sono troppi?

Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.