Famiglia
Affido, il buon cuore non basta
Periodicamente la cronaca restituisce vicende che accendono interrogativi profondi su come funziona – e talvolta non funziona – il sistema di tutela dei minori. La riflessione sul campo della presidente di Kairòs non ha dubbi: perché l'affido possa dispiegare tutta la sua forza serve più professionalità. Che non significa professionalizzazione delle famiglie affidatarie, ma qualificazione di tutti gli operatori coinvolti
di Monica Neri

Anche di recente, la cronaca ci ha restituito immagini forti e talvolta controverse dell’affido familiare in Italia. Storie che hanno scosso l’opinione pubblica e acceso interrogativi profondi su come funziona – e talvolta non funziona – il sistema di tutela dei minori. Episodi che, al di là del singolo caso, portano alla luce una realtà strutturale: senza una solida professionalità, l’affido rischia di diventare un’esperienza fragile, instabile, persino dannosa.
In un contesto dove si opera su frontiere emotive ed educative estremamente delicate, la preparazione degli operatori e delle famiglie affidatarie, la coerenza dei percorsi, la continuità del supporto e la presenza di risorse adeguate non sono dettagli secondari. Sono il cuore stesso del sistema. Eppure troppo spesso ci si trova a fare i conti con la mancanza di mezzi, la frammentazione degli interventi e l’assenza di un coordinamento capace di tenere insieme bisogni, diritti e relazioni.
Per questo, oggi più che mai, serve un approccio professionale forte, strutturato, capace di tenere insieme competenza tecnica e cura umana. La professionalità è un elemento essenziale in ogni settore, ma assume particolare rilevanza nell’affido familiare. Per questo, un approccio strutturato e professionale diventa fondamentale per costruire relazioni solide e sicure, favorendo il benessere e lo sviluppo positivo dei minori in affido.
Il Percorso Kairòs: un modello a supporto dell’affido familiare
Nata nel 2012, Kairòs si è posta l’obiettivo di integrare e rafforzare il sistema di affido familiare, portando la professionalità al centro di ogni intervento. La sua missione è trovare una famiglia e offrire un supporto concreto e strutturato, garantendo ai bambini e ai ragazzi, destinati a rimanere in comunità educative , un ambiente familiare accogliente e sicuro, attraverso un modello di intervento innovativo e personalizzato.
Ciò che abbiamo imparato in questi anni di esperienza sul campo – e che sentiamo il dovere di condividere con il sistema di tutela – è che l’affido non può reggersi solo sulla buona volontà o sull’intuizione degli operatori, ma richiede strumenti, metodo e alleanze solide per generare cambiamenti reali e duraturi.
Un elemento distintivo del modello Kairòs è la figura del Tutor Kairòs, un professionista esperto che rappresenta il braccio operativo dell’équipe multidisciplinare (coordina i tutor Kairòs la dottoressa Maria Laura Salerno). Questo ruolo permette di fornire un supporto continuativo alle famiglie affidatarie con incontri domiciliari settimanali e un punto di riferimento costante per le emergenze, garantendo una presenza continuativa e rassicurante 24 ore su 24 per sette giorni alla settimana. Grazie a questa figura, le famiglie affidatarie possono sentirsi accompagnate in ogni fase del percorso, ricevendo un sostegno costante nella gestione delle difficoltà. Soprattutto, il Tutor Kairòs è un punto di riferimento stabile per il minore, che spesso porta dentro di sé sentimenti ambivalenti di speranza, paura e preoccupazione di fronte alla prospettiva dell’essere accolto in una famiglia affidataria. Il Tutor Kairòs li sostiene e li aiuta a trovare sicurezza e fiducia, accompagnandoli nel passaggio alla loro nuova famiglia e continua ad essere presente una volta realizzato l’inserimento.
Ciò che abbiamo imparato in questi anni di esperienza sul campo e che sentiamo il dovere di condividere con il sistema di tutela è che l’affido non può reggersi solo sulla buona volontà o sull’intuizione degli operatori, ma richiede strumenti, metodo e alleanze solide per generare cambiamenti reali e duraturi
Monica Neri, presidente Kairòs
Il nodo della conflittualità
Inoltre, il Tutor Kairòs ha il compito fondamentale di creare e coltivare una relazione di fiducia anche con le famiglie d’origine, che spesso vivono l’esperienza dell’affido come un’esclusione o un giudizio implicito. Includerle nel percorso, quando le condizioni lo permettono, non è solo un atto di sensibilità, ma una precisa scelta educativa: significa riconoscerne la dignità, valorizzarne le risorse residue e renderle parte attiva del cammino dei loro figli.
È proprio in questo spazio relazionale, spesso carico di dolore, aspettative e talvolta di conflitto, che si rivela la forza del Percorso Kairòs. Il Tutor agisce da ponte tra i due mondi familiari: facilita, media, predispone incontri conoscitivi quando possibile, e soprattutto mantiene un flusso comunicativo trasparente con la famiglia d’origine, aggiornandola sull’andamento del percorso e permettendole di sentirsi parte, non spettatrice.
Quella che potrebbe essere una frattura insanabile tra chi ha “perso” e chi sta “accogliendo” viene trasformata in uno spazio di coesistenza educativa, dove il minore non è costretto a scegliere ma può sentirsi sostenuto da più adulti in dialogo
Quella che potrebbe essere una frattura insanabile tra chi ha “perso” e chi sta “accogliendo” viene così trasformata in uno spazio di coesistenza educativa, dove il minore non è costretto a scegliere ma può sentirsi sostenuto da più adulti in dialogo. Anche qui, la professionalità è la chiave: solo un operatore formato, competente e consapevole può sostenere questa complessità, evitare polarizzazioni, prevenire o gestire i conflitti e custodire una cornice relazionale che metta davvero al centro il benessere del minore.

Il Percorso Kairòs rappresenta una risorsa complementare per i servizi socio-sanitari, permettendo di costruire un affido su misura per ogni minore. Questa metodologia si traduce in un supporto competente e tempestivo alle famiglie affidatarie, fornendo strumenti efficaci come la Mindfulness e l’ERH per aiutarle a gestire al meglio lo stress derivante dalla gestione delle difficoltà che i minori traumatizzati portano con sé. Questi strumenti aiutano le famiglie affidatarie a sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri vissuti necessari per poter supportare i minori e sviluppare competenze riflessive fondamentali per affrontare le sfide dell’affido.
Supervisione e qualità del percorso di affido
Un elemento chiave che completa ogni percorso di affido è la supervisione, che garantisce la qualità e l’efficacia dell’intervento. Nel caso di Kairòs il percorso di affido viene monitorato costantemente, assicurando che ogni intervento sia adeguato alle esigenze del minore e della famiglia affidataria. La supervisione – affidata da molti anni al dottor Marco Chistolini, esperto nel settore e punto di riferimento per gli operatori e le famiglie affidatarie – consente di affrontare con metodo e professionalità le situazioni più complesse, fornendo agli operatori e ai tutor il supporto necessario per gestire ogni fase del percorso con sicurezza e preparazione.
Formazione e collaborazione per rafforzare il sistema
Kairòs lavora in sinergia con istituzioni locali, comunità e famiglie affidatarie per creare una rete di supporto solida e affidabile. La formazione continua degli operatori e il costante sostegno professionale rappresentano un valore aggiunto per il sistema di affido, contribuendo a migliorare l’integrazione dei minori all’interno delle famiglie affidatarie.
Oltre al supporto pratico, Kairòs offre un sostegno empatico, accompagnando le famiglie e i minori con sensibilità lungo il loro percorso di affido. Questo impegno per l’eccellenza si traduce in un intervento costante e mirato, che aiuta i ragazzi e le famiglie ad affrontare le sfide emotive con forza e resilienza.
Cosa intendiamo per affido familiare professionale
Attraverso la professionalità e l’impegno a favore dell’affido familiare, Kairòs dimostra che un’integrazione efficace con il sistema pubblico è non solo possibile, ma auspicabile. La promozione di un affido familiare professionale richiede un approccio strutturato, dedicato, capace di sostenere e valorizzare il lavoro dei servizi sociali, offrendo strumenti, tempo e competenze specifiche per affrontare la complessità delle situazioni.
Negli ultimi anni, si è aperto un dibattito importante: serve modificare la legge sull’affido? Alcuni lo ritengono necessario per dare maggiore chiarezza ai ruoli e agli obiettivi. Altri, come noi, ritengono che, prima ancora di una riforma normativa, sia fondamentale applicare bene quanto già previsto, rafforzando la dimensione professionale dell’accompagnamento. Spesso, ciò che manca non è una nuova cornice giuridica, ma risorse, continuità, formazione e presenza. L’esperienza di Kairòs mostra che, quando questi elementi sono garantiti, molte criticità si riducono e l’affido può tornare ad essere quello che dovrebbe essere: un’esperienza trasformativa e generativa per tutti i soggetti coinvolti, soprattutto per i bambini e i ragazzi a cui è destinata.
Ciò che manca non è una nuova cornice giuridica, ma risorse, continuità, formazione e presenza. Quando questi elementi sono garantiti, molte criticità si riducono e l’affido può tornare ad essere un’esperienza trasformativa e generativa per tutti i soggetti coinvolti
La promozione di un affido familiare professionale richiede un approccio strutturato e dedicato, capace di supportare e valorizzare il lavoro dei servizi sociali. In questo modo l’affido non è solo una possibilità, ma una concreta luce di speranza per tanti minori, soprattutto adolescenti, in cerca di una casa e di un futuro migliore. La nostra idea di affido professionale non implica la professionalizzazione delle famiglie affidatarie, ma si fonda sull’alta professionalità degli operatori e degli interventi che preparano e supportano l’affido. Non si tratta, quindi, di trasformare le famiglie in professionisti dell’affido, bensì di portare un approccio altamente professionale all’affido stesso. Alle famiglie affidatarie non può essere chiesto di diventare esperti del settore, snaturando il loro ruolo: è invece fondamentale fornire loro il supporto e le risorse necessarie affinché possano accogliere i minori con consapevolezza e una preparazione adeguata.
VITA ha dedicato un podcast al racconto di alcune esperienze di affido, curato da Giampaolo Cerri: “Genitori a tempo, genitori e basta”. La puntata numero 4 parla di Silvia e Lorenzo, una coppia affidataria seguita da Kairòs.
Monica Neri è presidente di Kairòs. In apertura, foto di Kasia su Unsplash
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