Cultura

Venezia, ma che cos’è l’Amore?

Da "La Jalousie" , film in concorso in bianco e nero anni '50 di Philippe Garrel e tra i favoriti a "Pine Ridge" di Anna Eborn, Fuori Concorso. Il nostro scrittore Zanzibar alla terza corrispondenza dalla Biennale Cinema di Venezia

di Redazione

"In amore tutti lasciano e vengono lasciati. Tutti soffrono e fanno soffrire. Nessuno e' colpevole":  ed è dunque l' Amore, quello con la A maiuscola, con i suoi celebrati ed indecifrabili misteri e rituali il tema dominante de "La Jalousie" , film in concorso in bianco e nero anni '50 di Philippe Garrel, ispirato dalla separazione dei suoi genitori quando era piccolo e recitato dai figli Louis ed Esther. Una sorta di rimozione ritardata in cui la " jalousie" è quella che provano la sua ex moglie e sopratutto la figlia (una sorta di io incarnato del regista ) del protagonista allo scorrere delle vicende sentimentali del giovane Louis. Un film dagli aspetti retrò, a partire dal bianco e nero semipatinato e dallo stile prettamente "nouvelle vague", afflitto peraltro da un narcisismo interiore dei protagonisti fin negli sguardi dal languore egocentrico, che lascia interdetti e non convince fino in fondo, seppure dato tra i favoriti per la vittoria finale.

Decisamente più convincente ed originale l'altra rimozione autobiografica celebrata dalla svedese Anna Odell nel sorprendente Återträffen (The Reunion), presentato  per la "Settimana della Critica "in cui la brillante autrice di art video racconta se stessa ed il pesantissimo mobbing subito nei 9 anni di scuola media e superiore. Emarginata e ridicolizzata dai suoi compagni di scuola da bambina, filma impietosamente un finto ritrovo di classe 20 anni dopo a cui lei effettivamente non ha partecipato perchè non invitata (l' ennesimo mobbing a 20 anni di distanza) esaminando con lucidità analitica estrema e nei i meccanismi anche del tutto standardizzati ed involontari la macchina infernale dell' emarginazione collettiva fatta anche di piccoli ed ignobili gesti di riflesso e di " non so" che costituiscono le grandi costruzioni meccaniche e violente del Gruppo ai danni sel singolo, in una meccanica autoriflettente ed un gioco di specchi reale-fiction di grande effetto ed efficacia emotiva.

"Pine Ridge" di Anna Eborn, Fuori Concorso, è invece la riuscitissima ricostruzione ipnotica (magnifica la colonna sonora) della vita nella piccola riserva Lakota che dà nome al filmato, un misto di emarginazione, orgoglio etnico, quotidianità e dispersione che ci ricorda, in paesaggi desertici che non riescono – e forse a torto (a non evocarci maggiori fierezze scolpite nei volti antichi dei protagonisti reali del film) e comunque  da vicino, le pagine di Tristi Tropici di Claude Levi-Strauss che celebravano con lucidità l'impalpabile nostalgia di sensi della vita irrimediabilmente perduti.

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