Famiglia

Vika/Maria, sei anni dopo arriva il film

È uscito on demand il film “Cercando Maria", ispirato al caso Vika. Nessuna associazione lo vuole proiettare: «fu troppo doloroso, è come se ci fosse una damnatio memoriae», dice Iosa

di Sara De Carli

«Una meravigliosa bomba atomica»: così Raffaele Iosa, presidente di Avib, commenta Cercando Maria, il film che si ispira alla vicenda di Maria/Vika, la bimba bielorussa in Italia per un soggiorno terapeutico che, nel settembre 2006, venne nascosta dalla coppia che la ospitava, i coniugi Giusto di Cogoleto. Il film, scritto e diretto da Franco Diaferia, dopo un lungo travaglio è disponibile on demand al costo di 3,99 euro sul sito ufficiale www.cercandomaria.com.
«Ho visto il film, mi ha molto sorpreso per la sua lucidità e per la capacità di tratteggiare le luci e le ombre di una realtà complessa come è quella bielorussa. Temevo un racconto romanzato incentrato sugli affetti, ho trovato la sorpresa di un sacerdote che viene inviato in Bielorussia e lì scopre un mondo diverso, con associazioni che lavorano in un modo diverso da quello che si aspettava». Il film, durissimo sul nucleare, non tace alcuni tratti «sconvolgenti» racconta della realtà bielorussa, «come il traffico di antibiotici per bambini, il fatto che la direttrice di un internat offra minorenni al prete italiano o che i bambini malati di cancro vengano mandati a morire a casa, per non contarli fra i morti di tumore». Ma c’è anche l’aspetto che più Iosa apprezza, quello di mostrare «un paese complesso, che in cinque anni ha dimezzato gli internat, non possiamo sempre pensare che l’unica soluzione per questi bambini sia che delle famiglie buone italiane li portino via e li salvino, è una visione troppo stereotipata».
Non per nulla il regista Diaferia scrive del film: «È sempre facile puntare il dito contro gli altri, a maggior ragione se decenni di contrapposizione storica hanno inculcato in noi “buoni” occidentali la visione che i “cattivi” sono ad est, soprattutto poiché abituati a immaginare l’ex unione sovietica come un luogo popolato di spie e guerrafondai pronti ad invadere la nostra tranquillità con i loro carri armati e missili a lunga gittata. Le cose però, non stanno più così».
Ai tempi del caso Maria/Vika, le associazioni impegnate nell’accoglienza dei bambini bielorussi si erano spaccate e dalla stessa Avib molte erano fuoriuscite. Eppure la generosità degli italiani nei confronti dei bambini bielorussi continua con numeri unici al mondo: quest’estate, nonostante la crisi e a più di 25 anni dall’incidente di Chernobyl, sono stati 13-14mila i ragazzini accolti da famiglie italiane. «Ancora oggi quella spaccatura tra le associazioni però esiste. Infatti non ho trovato ancora un’associazione che voglia organizzare una proiezione del film, è come se ci fosse una sorta di damnatio memoriae», riflette Iosa. «Quella vicenda è stata dolorosissima per tutti. Eppure è un peccato, perché questo film potrebbe essere un’occasione per pensare e riflettere, anche sul nostro modo di stare vicini ai ragazzi bielorussi e al nostro modo di essere solidali».

 


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