Famiglia

Parola ai padri che vogliono cambiare

A Rimini un evento punta a "riscrivere la paternità”. Carlo Crudele, l'ideatore: «Non mi è mai piaciuto parlare di “padre atipico”. Preferisco parlare di padri in trasformazione, in travaglio. So che siamo ancora una nicchia, però qualcosa sta cambiando»

di Sara De Carli

Si chiama “Parola ai padri”, con un sottotitolo ancora più esplicito: “riscriviamo la paternità”. L’appuntamento è per sabato 5 aprile a Rimini, con personaggi del peso di Matteo Bussola, Daniele Novara, Luca Trapanese, Azzurra Rinaldi e Chiara Saraceno.

A ideare l’evento è Carlo Crudele, startupper e autore satirico con un passato in grandi agenzie di comunicazione che appunto è “passato” quando è diventato papà di due gemelli – Corrado ed Emma Serena, nati nel 2017 – e ha sperimentato le “resistenze” del mondo del lavoro davanti a chi la sua parte di padre voleva farla fino in fondo.

Qual è la molla per organizzare questo appuntamento?

Sarà bannale, ma è il fatto di aver conosciuto la paternità e quello che a livello personale, lavorativo e sociale porta. Quando hanno compiuto sei messi ho preso il congedo e poi quattro ore al giorno di allattamento, che già nel nome si capisce esplicitamente per chi è “scontato” che sia. Ho percepito molto le resistenze, anche da parte dei colleghi, non solo dei vertici: la società pensa che se lavori il tuo dovere di padre lo hai fatto. Mi sono sentito subito diverso, finché mi sono dimesso. Io volevo fare la mia parte e sentivo di essere percepito come “quello che fa cose strane”. Però non mi è mai piaciuto parlare di “padre atipico”. Preferisco parlare di padri in trasformazione, in travaglio. So che siamo ancora una nicchia, però qualcosa sta cambiando.

Domani verrà presentata anche una ricerca, “Padri oggi, tra bisogni e nuove consapevolezze”, realizzata da Alice Melpignano di Neosvoc. Cosa emerge?

Che esistono tante figure paterne, diverse dallo stereotipo. Oggi per esempio c’è un 17% di padri che privilegiano l’affettività nella relazione con i loro figli. La voglia di “esserci” c’è, anche se ancora ostacolata dalle condizioni lavorative e dallo stereotipo che vuole il padre stare un passo indietro rispetto all’affettività. Penso che oggi ci sia spazio per una figura di padre diversa, ma non ho risposte. Ci faremo aiutare da altri padri per provare a fare il punto, per capire da dove ripartiamo.

Quale si aspetta sarà l’esito di questa giornata?

Stiamo approntando un Manifesto, ma di fatto la speranza è che questo evento sia un kick off da cui partano eventi culturali, iniziative con le aziende, spunti legislativi per spingere a cambiare lo stereotipo del padre. Si tratta di “sbloccare” delle concezioni unilaterali sul padre e sulla madre, per cui ci sia solo un genitore a cui è demandata la cura dei figli. Che vuol dire innanzitutto cambiare la testa dei padri, perché è chiaro che è più comoda la scrivania.

Tre aggettivi per i nuovi padri che avanzano?

Presenti, impegnati –  perché essere padre è un impegno – e affettuosi.

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