«Willy, chiedimi come sto», pausa. «Da Dio». Non è difficile immaginarla su un palcoscenico, Lilla Mangano. Eppure, in un teatro, prima dei 90 anni, non ci era mai entrata. Ora è la protagonista di un monologo, Sì, giorni felici, una rivisitazione del testo di Samuel Beckett che in Toscana è un susseguirsi di sold out. Si apre con quella battuta iniziale: lei, seduta su una sedia in legno, e un faro puntato sul viso.
«All’improvviso tutti si accorgono di me»
«All’anagrafe sono Letteria, in omaggio alla Madonna della Lettera, protettrice della città di Messina», rilancia quando le chiedo l’origine del suo nome, «ma tutti mi chiamano Lilla». Messina l’ha dovuta lasciare da bambina, durante la Seconda guerra mondiale: «Quando siamo arrivati a Milano, sfollati, siamo stati smistati. La mia famiglia è stata trasferita in Brianza». Oggi però vive a Firenze, centro servizi per anziani Il Gignoro, che appartiene ai Servizi Salute dalla Diaconia Valdese. «Sono arrivata qui sei anni fa, mi sono avvicinata a mia figlia».

Ha un bel taglio di capelli e un filo di rossetto: il suo carisma buca anche lo schermo di una call. Indica l’uomo sorridente che le siede accanto e dice: «Questo è il mio regista, Matteo Pecorini. È straordinario, simpaticissimo ed è bello lavorare con lui». Benvenuti nella vita di una donna che in una residenza per anziani ha scoperto un incredibile talento da attrice: «Non me lo spiego nemmeno io», ammette. «Sono stata nell’ombra per 90 anni e improvvisamente tutti si accorgono di me. Ho sempre fatto la casalinga, poi sono invecchiata e sono entrata in casa di riposo, anche se qui il riposo è relativo: attività frenetica tutti i giorni».
Residenze socio shakespeariane assistite
La storia di Lilla è la ciliegina sulla torta di un progetto che si chiama Rssa – Residenze socio shakespeariane assistite, realizzato dall’associazione Verso Oklahoma fondata da Matteo Pecorini insieme ad Alessio Martinoli Ponzoni. Chiamarlo laboratorio di teatro è riduttivo: anziani, ospiti, operatori e volontari esterni compiono insieme un percorso di creazione artistica di alto profilo, volto alla messa in scena di spettacoli aperti al pubblico.
Non sarebbe possibile ovunque: «Risponde al nostro modo di intendere la cura», spiega la responsabile di struttura del Gignoro Marta Casaloni Rinaldi: «qui non ci sono utenti ma persone, e sono proprio le persone, con le loro attitudini, personalità e talenti, a essere valorizzate». Non solo: «La partecipazione, la disponibilità e la volontà degli operatori non sono scontate, sono il valore aggiunto che consente al laboratorio di raggiungere certi obiettivi».

«Ci siamo avvicinati al Gignoro nel tentativo di trovare nuovi mezzi di produzione fuori dalle sale teatrali: li abbiamo trovati nel luogo e negli stessi attori, nei loro corpi e nei segni che la vita lascia addosso. Sono dei magneti», ricostruisce Pecorini. «Dal 2022 a oggi, si è creata una sinergia totale, riscriviamo le opere di Shakespeare. Otello, Macbeth, La tempesta portano tematiche che risuonano e rimbalzano nelle biografie di chi partecipa al progetto. Il focus non è fare uno spettacolo con gli anziani per gli anziani, ci interessa il pubblico, aprire la struttura come se fosse un centro culturale, portare in scena il frutto di un lavoro serio di approfondimento e ricerca».
L’incontro con Lilla
E a un certo punto salta fuori Lilla. «Un giorno la chiamo a leggere il monologo di Lady Macbeth e ci lascia tutti di sasso». In che senso? «Lei interpreta con un’energia straordinaria. È oggettivamente un talento, ce ne sono anche altri, ma lei questo talento lo rende magnifico, grazie a un atteggiamento da professionista. Studia, se scorda una battuta si arrabbia, convalida le proprie qualità con impegno e dedizione. Un anno fa abbiamo ripreso Giorni felici e, ripercorrendo la vita di Lilla, l’ho riscritto».

La prima al teatro Metastasio di Prato è stata un successo: «È servita a darle la certezza di potercela fare, e persino di destare stupore», continua il regista. «Oltre a un’attrice, ho trovato un’amica. In scena, Lilla riesce a essere quello che vuole: una ragazzina, una donna, un’anziana, rivive tutto, generando in chi guarda una compartecipazione emotiva. E poi, balla». «Finché mi regge la memoria!», lo interrompe lei. «All’inizio, durante le prove, è stato forte perché risvegliava in me tutti quei sentimenti che avevo vissuto negli anni passati. È stato doloroso e complicato, adesso ne sono entusiasta: io con questa esperienza sono tornata ai 18 anni, è come se là fuori ci fosse il fidanzatino ad aspettarmi. Sto quasi annullando tutta la sofferenza della mia vita, che non è stata facile, tutt’altro».
Laura Biagioli è animatrice del Gignoro da tanti anni, vive le giornate con Lilla su e giù dal palco: «Sono così orgogliosa che questo talento sia sbocciato proprio in questa fase della sua vita. La nostra società è ancora annebbiata dagli stereotipi: si pensa a una residenza per anziani come a un posto dove si va a concludere la propria vita. E invece qui possono nascere scambio e relazioni, con il dentro e con il fuori». La direttrice Casaloni Rinaldi ci crede fermamente: «L’arte è una forma di comunicazione che mette al centro la persona, ma non solamente a livello sanitario. Valorizza l’aspetto sociale e le potenzialità di ognuno. Ho visto ospiti del centro diurno chiedere all’autista del pullmino che li riporta a casa di aspettare la fine delle prove».
In tournée
Il progetto per l’estate è una tournée in tre rsa. «Sogno che questi spazi possano diventare la casa di tanti artisti, vere e proprie residenze teatrali», continua la direttrice. «Qui ci sono i migliori interpreti di Shakespeare che si possano desiderare», aggiunge il regista: «buffi, rugosi, veri. Nell’ultima replica dello spettacolo di Lilla, il centro diurno sembrava lo stadio di San Siro, stracolmo di persone in piedi, ad applaudire, ridere e piangere con lei».
Il finale, del resto, è tratto da una storia vera. «Da quando faccio teatro, ho deciso: non muoio più».
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La fotografia in apertura è di Patrizia Minelli
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