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Azzardo, in famiglia 12 milioni di vittime collaterali
Sono almeno otto le persone che fanno parte del cerchio caldo del disagio che ruota attorno a chi gioca d’azzardo in modo compulsivo. In Italia si contano 1,5 milioni di giocatrici e giocatori patologici, all'incirca una persona su 39: significa che 12 milioni di persone subiscono le conseguenze dei rischi dell'azzardo

La vittima del gioco d’azzardo è solamente il giocatore oppure è anche chi ci vive insieme? Un elemento sottovalutato dell’ecosistema azzardo è la famiglia. Se gli studi ci dicono che sono almeno otto le persone che fanno parte del cerchio caldo del disagio che ruota attorno a chi gioca d’azzardo in modo compulsivo, intuiamo che la maggior parte di queste otto persone sono familiari. E se poi pensiamo che, secondo gli ultimi dati – che sono da aggiornare e che sono sottostimati – si contano in Italia 1,5 milioni di giocatrici e giocatori patologici, capiamo che il problema si allarga a macchia d’olio.
Se infatti nel nostro Paese vivono circa 59 milioni di persone, significa che una persona su 39 è affetta da disturbo da gioco d’azzardo. Se poi moltiplichiamo 1,5 milioni per otto, il risultato sono 12 milioni di persone che subiscono le conseguenze dei rischi del gioco… che gioco non è. La Lombardia, che è la regione più popolosa d’Italia, non arriva a 10 milioni di abitanti, mentre in Bolivia vivono poco più di 12 milioni di persone. Tanto per farci un’idea.

Tra debiti e delusioni
Mariti e moglie, fidanzati, figli, fratelli, madri e padri che si trovano trascinati in un vortice difficile patologico, anzitutto da comprendere e quindi da gestire. Questa dimensione tentacolare dell’azzardo dimostra quanto e come il fenomeno non sia un problema individuale, bensì sociale.
Se in casa c’è una persona che gioca d’azzardo in modo compulsivo, il primo a rimetterci è il portafoglio. Gli ammanchi di denaro, infatti, sono spesso il primo campanello d’allarme. I debiti si accumulano facilmente tanto da arrivare a fare fatica a pagare le bollette o le rette scolastiche, ma anche le spese impreviste. L’impatto maggiore spesso lo accusano i figli. Bambini e adolescenti, oltre a non poter andare in vacanza o in gita scolastica oppure a dover rimandare la visita dal dentista, spesso si sentono trascurati e avvertono una costante tensione. Molti ex giocatori patologici testimoniano di non essere stati realmente padri o madri per diversi anni, e di aver dovuto recuperare il rapporto con grande fatica e dolore. Anche se non sempre è stato possibile. Una delle principali conseguenze dell’azzardo compulsivo, infatti, è lo sfaldarsi della famiglia. D’altronde lo stress è travolgente in ogni fase del percorso, anche quando chi gioca prende consapevolezza del problema e intraprende il cammino di cura. I familiari devono affrontare sentimenti molto forti di frustrazione, rabbia, impotenza, senso di colpa, precarietà, delusione. Pensiamo a quanto la fiducia venga compromessa, minando le basi di ogni tipo di relazione.

Anzitutto il giocatore patologico, per farla franca nella sua continua richiesta di denaro e nella sua continua necessità di coprire i danni che l’azzardo causa, diventa un bugiardo da manuale, un attore senza diploma, un abilissimo manipolatore. Tutto all’unico scopo di continuare a giocare. E, se anche per molto tempo riesce a mantenere impeccabile la propria immagine pubblica, in famiglia viene inevitabilmente smascherato, anche se spesso è già tardi.
Per non essere vittime due volte
Non è un caso che esistano, anche se sono ancora troppo pochi, luoghi e programmi di sostegno per i familiari che sono chiamati per prima cosa a pensare al proprio benessere. Non è egoismo, ma sopravvivenza. Infatti per chi desidera continuare a stare accanto al giocatore o alla giocatrice è fondamentale stare bene, altrimenti il malessere si moltiplica. Chi lavora alla presa in carico dei giocatori patologici riporta quanto sia fondamentale il sostegno della famiglia per il buon esito del percorso di cura. Questo risultato tuttavia si realizza solamente se il familiare sta bene ed è a sua volta seguito e accompagnato.
Ovviamente, se non ci sono casi di violenza, che per la maggior parte delle volte riguardano compagni o figli nei confronti delle compagne (mogli o fidanzate) e delle madri. Si tratta di un fenomeno poco raccontato, eppure presente, soprattutto quando alla dipendenza da azzardo se ne aggiungono altre come quella da alcol o da stupefacenti.
D’altronde chi gioca diventa così bravo a mentire che la sua abilità manipolatoria genera una forma di violenza correlata che ha per vittima la famiglia e in particolar modo la compagna o la madre. Una condizione di menzogna protratta che rappresenta una vera e propria forma di violenza psicologica. Per esempio alcuni giocatori colpevolizzano la donna per le difficoltà economiche e la fanno passare per “pazza” se solleva dubbi o preoccupazioni. Nei casi più gravi si aggiungono atteggiamenti distanzianti o sprezzanti, oppure comportamenti come il gaslighting, che avviene quando il partner o il figlio presenta alla donna false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. E poi il love bombing quando il partner in alcuni momenti inonda di gesti d’amore e di attenzioni allo scopo di tenere legata a sé l’altra persona, facendo dimenticare “ciò che non va” e confondendo le acque.
Cosa fare e dove chiedere aiuto
Anzitutto è prioritario proteggere le finanze della famiglia, creando un budget familiare, pianificando realisticamente le spese e dando priorità al pagamento dei debiti. In Italia ci sono molti Centri Antiusura a cui rivolgersi gratuitamente. Inoltre, va limitato a chi gioca l’accesso al denaro, concordando un limite di contante o di credito, oltre ad aprire conti separati così da proteggere i risparmi familiari e richiedendo firme congiunte per i prelievi.
Quindi è fondamentale prendersi cura di sé, non soltanto per poter aiutare al meglio il familiare, ma anzitutto per non “ammalarsi” a propria volta. Ecco perché va cercato anche un supporto psicologico.
Foto: Pexels
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