Luoghi di incontro
FuckCancer Choir, c’è cura anche fuori dai luoghi di cura
Che forma ha la promozione sociale oggi? Ci siamo messi in viaggio per raccontare gli spazi che uniscono le persone in nome di un'idea. La prima tappa è in Piemonte, in provincia di Alessandria, in un circolo Acli nato attorno a un coro composto da pazienti oncologici, dai loro familiari e da operatori sanitari
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Lo dicono in un musical, lo cantano dal palco, lo hanno scritto sulle magliette e persino in un libro. FuckCancer. «Serviva un nome che mettesse tutti d’accordo», scherza Stefania Crivellari. Il suo mestiere è fare la biologa ma la sua indole è tenere insieme: il bene, l’empatia, la cura dentro e fuori dai luoghi di cura. Piemontese, insieme alla collega oncologa Federica Grosso ha preso un’idea e l’ha trasformata in cosa fatta. Coinvolgere i pazienti oncologici in qualcosa di bello fuori dall’ospedale.
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«Io amo il canto, quella del coro è la mia dimensione sin da bambina», continua. «Nel 2019 la passione ha intercettato il mio lavoro ed è sbocciata nel tempo libero. All’inizio il nostro coro era composto soltanto da pazienti e dai loro familiari, lo step successivo è stato includere gli operatori sanitari. Un unico gruppo di scambio di energia positiva in cui tutti sono alla pari».
Le prove ogni sabato pomeriggio a Frascaro in provincia di Alessandria, le canzoni in repertorio, la voglia di cantare, «ma l’esibizione rimaneva qualcosa di privato. Abbiamo sentito l’esigenza di uscire dal guscio, così abbiamo iniziato a organizzare e a partecipare a eventi di raccolta fondi da destinare a diverse cause, ricerca scientifica ma non solo. Per fare questo, siamo diventati circolo e abbiamo scelto di affiliarci all’Acli». Dal 2021 a oggi, il coro (che conta 24 soci/cantanti e una decina di volontari) ha devoluto più di 60mila euro ad associazioni, fondazioni, enti e organizzazioni.
Il repertorio del FuckCancer Choir è un tripudio di generi: «Dai grandi successi della musica italiana a vari brani in inglese. Ogni anno organizziamo quello che definiamo “Il concertone” nel teatro di Alessandria, 800 posti e li riempiamo tutti». Perché proprio il canto? «Per quanto non la si possa definire una cura, cantare insieme ha qualcosa di terapeutico, fa del bene agli altri e ha degli effetti positivi dal punto di vista fisico e psicologico. Il fatto di avere degli obiettivi porta a pensare al futuro, che non è sempre scontato in chi convive con una patologia grave. Al tempo stesso, anche gli operatori sanitari ne traggono beneficio: vedere il paziente in un’altra veste aiuta a empatizzare con ognuno di loro».
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E mentre le date dello spettacolo Essere umani si susseguono, le storie dei coristi continuano a risuonare sui palcoscenici e tra le pagine del libro autoprodotto dal circolo Spiegami questa strada. «Condividere è un invito potentissimo alla prevenzione, la musica uno strumento prezioso per affrontare le preoccupazioni e la paura».
La partecipazione è in crisi? Non proprio. È boom di adesioni all’Arci e alle Acli, crescono i circoli, i numeri superano i dati pre-pandemia (li abbiamo messi in fila in un approfondimento sul magazine di febbraio). Che forma ha la promozione sociale oggi? Perché abbiamo bisogno di un posto fisico in cui incontrarci? Per rispondere a queste domande, ci siamo messi in viaggio e abbiamo intercettato alcuni dei circoli Arci e Acli che in Italia uniscono gruppi di persone in nome di un’idea. Questo articolo fa parte di una serie intitolata “Luoghi di incontro”. Leggi anche:
Perché abbiamo bisogno di un posto in cui incontrarci: sei best practice
Le fotografie sono di Gabriele Moriondo
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