Mondo
Iraq: Usa studiano uso computer per bombe nucleari
Lo rivela il Los Angeles Times
di Paolo Manzo
Il Pentagono ha avviato un programma rapido per lo sviluppo di computer che aiuteranno gli strateghi a valutare se armi nucleari possono essere usate per distruggere bunker sotterranei dove si trovano armi di distruzione di massa o altri obiettivi critici. Il programma descritto in documenti riservati, ottenuti dal Los Angeles Times, prevede la realizazione di computer molto veloci che potranno calcolare la forza necessaria per la distruzione dei bunker e determinare se serve l’uso di armi nucleari.
Il sistema di computer dovra’ anche valutare il numero di possibili vittime umane e ”gli altri danni collaterali”, fra cui la dispersione di polvere radioattiva derivante dall’esplosione nucleare e la dispersione di agenti tossici provienti dalle armi nascoste nel bunker. Il programma, dal costo di 1,26 miliardi di dollari, e’ descritto in due documenti datati 29 gennaio, e viene condotto sotto l’egida dello Us Strategic Command (Stratcom), un nuovo comando congiunto creato per sostituire il comando strategico dell’Aviazione e il Comando Spaziale. L’amministrazioen Bush ha esteso le responsabilita’ dello Stratcom nello sviluppo di strategie e sistemi d’arma contro stati canaglia e terroristi.
Secondo il Los Angeles times, il programma rappresenta l’ultimo passo di una campagna condotta in sordina da alcuni membri dell’amministrazione Bush per una nuova generazione di piccole armi nucleari. I sostenitori di questa strategia, affermano che solo piccole armi nucleari tattiche possono agire da deterrente contro stati canaglia e gruppi terroristici. I missili strategici sono considerati un’arma troppo distruttiva per apparire come un credibile deterrente. Gli Stati Uniti -argomentano i sostenitori delle piccole armi nucleari- non potrebbero usare dei ”city killers” contro un gruppo terrorista o un avversario come Saddam Hussein, specie in una regione instabile come il Medio Oriente. Chi si oppone al programma sottolinea il rischio di far ripartire la corsa alle armi nucleari, ma anche la possibilita’ che l’esplosione liberi il materiale chimico, biologico o nucleare che si voleva distruggere.
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