Volontariato
Cooperazione: l’Italia fanalino di coda. La denuncia di Nigrizia
La cooperazione europea con i Paesi d'Africa e Caraibi rischia di arenarsi, grazie a Italia e Belgio. La denuncia di Nigrizia
di Redazione
La cooperazione europea con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico rischia a fine d’anno di arenarsi. Ed è il governo italiano – lo stesso che vara la Bossi-Fini e propone la teoria di “aiutarli a casa loro” – a porsi come ostacolo per la messa in vigore dell’accordo firmato a Cotonou nel giugno del 2000.
La denuncia arriva da Nigrizia.it. Nigrizia.it è il sito di Nigrizia, il mensile realizzato dai missionari Combiniani che parla dell’Africa e del mondo nero.
François Misser, corrispondente da Bruxelles per Nigrizia, spiega come Belgio e Italia risultino incapaci di fornire la garanzia che i rispettivi parlamenti assolvano il compito assunto. Una situazione emersa in occasione dell’ultimo consiglio dei ministri tenutosi a Bruxelles il 30 maggio scorso. Di fronte ai partner europei l’Italia è risultata addirittura “disinvolta”, non avendo fornito spiegazioni dettagliate e limitandosi a definire la questione “di competenza del parlamento”, senza fornire altre spiegazioni.
Mentre per il Belgio il problema risiederebbe nella complessità del sistema federale del paese che richiede per ogni accordo internazionale oltre all’avvallo di camera dei rapprentanti e senato anche delle cinque assemblee regionali, con l’assicurazione da parte del segretario belga alla cooperazione dell’impegno del governo.
“La situazione comuncia a diventare problematica. C’è il pericolo che la cooperazione si areni”, ha dichiarato a Nigrizia.it, il commissario Nielson che ha esortato i due stati ritardatari a risolvere le loro difficoltà. “Sarebbe un vero disastro, sia sul piano diplomatico sia per l’immagine dell’Europa e per il drammatico rallentamento degli aiuti”.
La questione riguarda 13,5 miliardi e mezzo di euro assegnati al nono Fondo europeo dello sviluppo (Fed) per il periodo 2002-2007, ai quali si aggiungono 9 miliardi di fondi non utilizzati durante le convenzioni precedenti.
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